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L’automotive 2025 secondo l’Unrae

Diffusa la IXXX sintesi statistica. In Italia l’elettrificazione della mobilità non decolla, per fortuna. 46,5 milioni di veicoli in circolazione nella Penisola.

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La IXXX edizione della “Sintesi statistica” di Unrae sull’automotive 2025, l’Associazione degli importatori di veicoli esteri, evidenzia come l’Italia continui a rimanere indietro nella transizione energetica e il mercato dei vari comparti non brilli per risultati.

«Anche nel 2025, il decollo della transizione energetica in Italia è stato rinviato all’anno prossimo – dichiara il direttore generale di Unrae, Andrea Cardinali -. Gli incentivi del MASE, quasi 600 milioni del PNRR sottratti alle infrastrutture di ricarica pubbliche, hanno generato il consueto effetto attesa per poi portare a quote di picco solo negli ultimi due mesi dell’anno. L’Italia nel 2026 è l’unico grande mercato senza incentivi ai privati, che pagano prezzi di ricarica fra i più elevati del continente, mentre resta al palo la revisione in chiave green della fiscalità aziendale, nonostante la proroga della delega fiscale. A tale riguardo, la recente concessione da parte della Commissione di una flessibilità dello 0,3% sui vincoli di bilancio rappresenta per l’Italia un tesoretto da 14 miliardi di euro, che costituirebbe una fonte ideale di finanziamento per defiscalizzare la transizione energetica delle flotte aziendali».

I numeri evidenziano come le vetture ricaricabili (elettriche pure e ibride plug-in, co quest’ultime nuovamente al centro delle contestazioni per i dati di emissione omologati semplicemente irrealistici rispetto all’uso normale) si fermano al 12,8% di quota (6,2% BEV e 6,6% PHEV), contro una media del 31,2% negli altri 30 Paesi, confermando l’Italia fortunatamente all’ultimo posto fra i maggiori mercati europei, superata anche dalla Spagna (19,6%); Regno Unito, Germania e Francia registrano performance nettamente migliori, rispettivamente al 34,5%, 30,0% e 26,7%. Una posizione da considerare non come un problema, ma come un segno del fatto che gli automobilisti sanno fare di conto e non si bevono la martellante pubblicità delle case costruttrici circa i presunti benefici dell’elettrificazione o dell’ibridizzazione più o meno spinta della mobilità, tanto da preferire veicoli più semplici, soprattutto a benzina, decisamente meno costosi, specie se di fabbricazione cinese, spesso di qualità migliore della produzione europea corrente.

Nel 2025 il comparto autovetture mostra un calo del 2,1% in Italia, a fronte di un +2,4% in Europa. Anche gli altri comparti soffrono: i mezzi pesanti arretrano del 2,5%, i furgoni del 4,9% e gli autobus addirittura del 19%, dopo i picchi del 2024 sostenuti dai fondi PNRR. Solo i trainati si riportano in crescita (+14,6%).

Rimane insufficiente la capillarità delle infrastrutture di ricarica pubbliche, nonostante l’Italia abbia raggiunto gli oltre 76.000 punti (al 31 marzo 2026), di cui il 22% con potenza pari o superiore a 50 kW. Con 15,5 punti di ricarica ogni 100 km di strade, il Paese rimane inchiodato al 16° posto in Europa, lontano dalla media europea di 22,1 punti ogni 100 km. Nonostante che lo storno dei famosi 600 milioni semplicemente sprecati per regalare bonus per chi acquista l’auto elettrica sia stata calcolata come anche troppo elevata rispetto al parco circolante elettrico italiano.

La “Sintesi statisticafotografa il parco circolante italiano a fine 2025, pari a circa 46,5 milioni di veicoli: oltre 41 milioni di autovetture con età media di 13,0 anni (20,6% ante Euro 4), 4,6 milioni di veicoli commerciali leggeri con età media di 15,2 anni (35,5% ante Euro 4), 765.000 veicoli industriali con età media di 14,5 anni (47,0% ante Euro V) e 64.000 autobus con età media di 10,8 anni (22,7% ante Euro 4).

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