Nei primi sette mesi 2025 il mercato auto Europa si conferma stagnante con una previsione al peggioramento, con solo 7.900.877 veicoli immatricolati e con un calo dello 0,04% sullo stesso periodo dello scorso anno, ma con un calo di ben il 19% sullo stesso periodo del 2019.
La stagnazione europea è in netto contrasto con quanto avviene nel resto del mondo che ha già raggiunto e superato i risultati ante-pandemia. Come è noto, la ragione del pessimo andamento del mercato dell’auto dell’Europa Occidentale è la politica dell’Unione Europea per la transizione energetica e ciò anche perché la pretesa di non consentire a partire dal 2035 l’immatricolazione di auto diverse da quelle elettriche non è stata fatta propria da alcun altro paese del mondo se si esclude il Regno Unito che dell’Unione Europea non fa più parte, ma continua a seguirne gli orientamenti politici in materia di transizione energetica.
Tornando ai dati diffusi dall’ACEA (l’associazione europea dei costruttori automotive) va detto che nei primi sette mesi 2025 si è registrato un passo avanti nella quota delle immatricolazioni di auto elettriche che è passata nel mercato dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK) dal 13,6% del luglio 2024 al 17,2%, un risultato decisamente lontano dagli obiettivi fissati a tavolino dalla politica comunitaria.
L’andamento della produzione di auto nei paesi dell’Unione Europea desta notevoli preoccupazioni anche alla luce delle continue rivisitazioni dei piani industriali delle varie case, con la sostanziale uscita se non congelamento dei piani di elettrificazione per via dell’insostenibilità dei costi e del sostanziale fallimento di mercato dei prodotti esclusivamente elettrici se non pesantemente sovvenzionati, tanto che sia Acea che Cepla (l’associazione dei fornitori del settore auto), ha mandato un accorato appello a Ursula von der Leyen in cui si afferma che «il piano di trasformazione dell’Europa per l’industria automobilistica deve andare oltre l’idealismo, riconoscendo le attuali realtà industriali e geopolitiche. Raggiungere i rigidi obiettivi di CO2 per auto e furgoni fissati per il 2030 e il 2035 è, nel mondo di oggi, semplicemente impossibile».
«Condividiamo una destinazione comune, ma il viaggio richiede più pragmatismo e flessibilità per mantenere in funzione il motore del settore automobilistico europeo – prosegue la lettera di Acea e Cepla -. Dall’adozione dell’attuale quadro di riferimento per la riduzione delle emissioni di CO2 nel trasporto su strada, la realtà industriale, economica e geopolitica è cambiata drasticamente. Per realizzare le ambizioni climatiche dell’UE, salvaguardando al contempo la competitività, la coesione sociale e la resilienza della catena di approvvigionamento dell’Europa, la strategia per il settore automobilistico deve evolversi di conseguenza», specificando che «il “Dialogo Strategico” del 12 settembre rappresenta un’occasione opportuna per ricalibrare la politica dell’UE in merito alla catena del valore automobilistica, in linea con le mutevoli realtà di mercato, geopolitiche ed economiche odierne».
I costruttori e i fornitori di componenti non chiedono esplicitamente il rinvio del divieto di vendita dei veicoli a benzina nel 2035 ma chiedono che le norme siano riviste per includere le auto ibride, i modelli con estensione dell’autonomia (un motore termico che ricarica una batteria), i motori a benzina “ad alta efficienza” e i carburanti sintetici, ancora in fase di sviluppo.
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