Home Motori Mercato auto europeo: il 2026 parte con una flessione: -3,5%

Mercato auto europeo: il 2026 parte con una flessione: -3,5%

Sempre più necessario il cambio di strategia sulla transizione ecologica, visto che l’auto elettrica a batteria vale solo il 2,3% del parco circolante.

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Il mercato auto europeo inaugura il 2026 con un andamento in flessione: le nuove immatricolazioni si attestano a 961.382 unità, registrando una contrazione del 3,5% rispetto alle 996.016 del corrispondente mese del 2025.

Nel panorama dei principali mercati europei, la Germania e la Francia accusano entrambe una perdita del 6,6%, mentre la Spagna mostra una crescita contenuta dell’1,1% e il Regno Unito avanza del 3,4%. Spicca il risultato dell’Italia, che con un incremento del 6,2% si aggiudica il miglior risultato tra i grandi mercati del continente, confermando la terza posizione nella classifica europea già conquistata nel gennaio del 2025.

Il mercato auto europeo rimane comunque deficitario di ben il 21,6% rispetto al gennaio del 2019, l’anno che ha preceduto la pandemia. E ciò mentre nel resto del mondo le immatricolazioni hanno da tempo ampiamente superato il livello del 2019.

La ragione della persistente crisi del mercato dell’auto dell’Unione europea è ben nota. Si tratta della politica per la transizione energetica varata dall’Ue che ha fortemente penalizzato l’industria europea dell’auto e con l’industria anche l’economia dell’Unione e i livelli occupazionali che hanno già perso centinaia di migliaia di posti di lavoro. Come è noto, il 16 dicembre l’Unione europea ha comunicato una lieve attenuazione del rigore ecologista, ma per recuperare il terreno perduto rispetto al resto del mondo le misure annunciate sono insufficienti.

L’aspetto più grave di questa situazione è il fatto che per i mercati dell’Europa occidentale il ritorno ai livelli ante-pandemia è un obiettivo che non è certo a portata di mano. «Per perseguirlo – afferma Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotoroccorrerebbe un deciso cambio di rotta nella politica dell’Unione europea per la transizione energetica nell’auto, politica decisamente fallimentare perché, non solo ha messo in una crisi gravissima il settore dell’auto, ma sta anche ottenendo risultati molto modesti sul terreno della transizione energetica. Basti pensare che, secondo gli ultimi dati resi noti dall’ACEA, nel 2024 la quota delle auto elettriche nel parco circolante di autovetture dei paesi dell’Unione era pari al 2,3%, un’inezia. Indubbiamente nel 2025 si è registrata un’accelerazione nella transizione energetica perché la quota delle auto elettriche sulle immatricolazioni è passata dal 18,8% del 2024 al 26,3% del 2025, ma per poter dire che l’auto elettrica è una realtà significativa ci vuole altro».

A gennaio, se il mercato auto europeo vira complessivamente in negativo, continuano a correre i marchi cinesi. Considerando solo i principali riportati da ACEA (Volvo Cars, BYD, SAIC Motor) si rileva un incremento dei volumi del 17% circa, passando da una quota di mercato del 4,5% a gennaio 2025 al 5,5% a gennaio 2026, complice una proposta di modelli sempre più ricca, all’avanguardia per contenuti tecnologici e con una politica dei prezzi decisamente competitiva se non aggressiva rispetto alla concorrenza europea.

Anche alla luce degli ultimi studi che hanno affondato la supposta compatibilità ambientale dell’auto ibrida ricaricabile dopo quella a batteria, la Commissione europea farebbe bene a fare il passo definitivo, cancellando senza ulteriori tentennamenti la sua strategia per l’elettrificazione coatta della mobilità, riaprendo ai motori termici e ai nuovi carburanti sostenibili che possono dare da subito un concreto beneficio alla riduzione delle emissioni senza distruggere – così come è avvenuto finora – un’intera filiera industriale strategica per la creazione di ricchezza, sviluppo tecnologico e volume occupazionale.

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