Nel primo semestre 2026 il mercato auto dell’Europa occidentale continua la sua crescita, spinto principalmente dalle performance positive delle vetture elettriche. Tra gennaio e giugno 2026 le immatricolazioni complessive hanno toccato quota 7.232.066 unità, con un aumento del +6,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sul totale delle vendite spiccano le 1.608.200 auto elettriche pure (BEV) immatricolate nei primi sei mesi, in aumento del +35,1%. Nonostante il recupero, il confronto con il 2019 (anno di riferimento ante-pandemia e ante-crisi) resta ancora negativo, sia per il mese di giugno (-5,6%) sia per il cumulato dei primi sei mesi (-14,2%).
I dati diffusi da ACEA (l’associazione dei costruttori di veicoli) evidenziano che a giugno in Europa occidentale le immatricolazioni sono cresciute del 13,1%, per un totale di 1.407.332 vetture, con le auto elettriche pure che hanno registrato un vero e proprio exploit: 360.843 unità, pari a un incremento del +51% rispetto a giugno 2025.
Tra i cinque principali mercati europei, l’Italia evidenzia ritmi di crescita tra i più sostenuti per questo tipo di alimentazione. A giugno l’Italia segna infatti un +86,6% di immatricolazioni di vetture elettriche, seconda solo alla Francia (+93,5%) e davanti a Germania (+78,2%), Regno Unito (+35%) e Spagna (+26,5%) grazie soprattutto ai ricchi incentivi pubblici.
Nel primo semestre l’Italia conquista invece la prima posizione tra i cinque maggiori mercati della UE per tasso di crescita delle immatricolazioni di auto elettriche, con un balzo del +77,7%, seguita da Francia (+62,9%), Germania (+48%), Spagna (+36,7%) e Regno Unito (+26,6%). Analizzando le quote di mercato del primo semestre, però, emerge un quadro che vede l’Italia come fanalino di coda tra i cinque maggiori mercati dell’Europa occidentale. In Italia, infatti, la quota delle auto elettriche è pari all’8,5% sul totale, mentre in Francia è del 28,2%, nel Regno Unito è del 25%, in Germania è del 24,8% e in Spagna è del 9,8%. Nell’intera Europa Occidentale la quota di mercato delle elettriche pure sale al 22,2%, contro il 17,5% del 2025.
In parallelo all’elettrico puro, prosegue il trend positivo anche per le vetture ibride ricaricabili (PHEV). A giugno le immatricolazioni PHEV in Europa occidentale sono cresciute del +22,7% (146.168 unità), con una quota di mercato che ha raggiunto il 10,4% rispetto al 9,6% del giugno scorso. Il consuntivo dei primi sei mesi chiude con una crescita delle immatricolazioni delle ibride plug-in del +24,8%, portando così la quota di mercato al 10,3% rispetto all’8,7% del primo semestre 2025.
Il quadro del primo semestre dipinge un mercato auto europeo in salute, trainato dalla componente elettrificata, ma ancora visibilmente lontano dai livelli ante-crisi. «L’espansione della quota di auto elettriche in Europa occidentale è indubbiamente un segnale di vivacità tecnologica – evidenzia il Centro Studi Promotor – ma la crescita complessiva del mercato stenta ancora a colmare il divario con il 2019. L’incertezza legata all’evoluzione dei costi di ricarica, al potere d’acquisto dei consumatori e alla fine dei supporti statali in diversi mercati chiave rappresenterà il vero banco di prova per il secondo semestre del 2026, quando si capirà se questa transizione ha acquisito una reale sostenibilità di mercato».
Per Roberto Vavassori, presidente di ANFIA (la filiera automotive italiana, «se il primo semestre dell’anno si assesta su una variazione positiva del 5,7%, per la seconda metà del 2026 si stima, invece, un rallentamento. Secondo le previsioni di ANFIA, l’anno potrebbe chiudersi poco sopra 10,8 milioni di unità, appena lo 0,5% in più rispetto ai volumi del 2025».
A preoccupare Anfia sono i numeri sviluppati dai costruttori cinesi sul mercato europeo: «considerando solo i principali gruppi cinesi (Geely Group, BYD, SAIC Motor, Chery Automobile e Leapmotor), si rileva un incremento dei volumi dell’85,6% nel mese, passando da una quota di mercato del 6,4% a giugno 2025 al 10,5% a giugno 2026 – sottolinea Vavassori -. Nel primo semestre, le immatricolazioni dei Gruppi cinesi sono circa 550.000, con una quota di mercato che si attesta al 9,3%. Questo deve sollecitare i regolatori europei a porre finalmente l’attenzione sulla valorizzazione della produzione europea, sia di veicoli che di componenti».
Il piano elettrificazione europeo appena presentato dalla Commissione Ue viene salutato positivamente dall’Unrae: per il direttore Andrea Cardinali «costituisce un’opportunità irrinunciabile per il nostro Paese per avviare finalmente una riforma organica della fiscalità delle auto aziendali: un’azione che non rappresenterebbe una misura settoriale isolata, ma la concreta e coerente attuazione della nuova strategia europea per l’elettrificazione. La stessa Commissione UE incoraggia gli Stati membri ad adottare misure fiscali incentivanti per le flotte aziendali, e cita come conferma empirica i risultati ottenuti in Belgio, dove la revisione fiscale attuata nel 2021 ha permesso di incrementare la presenza di vetture elettriche nei parchi aziendali dall’iniziale 8,8% al 54,2% registrato nel 2025».
Ma puntare solo all’elettrificazione del parco aziendale è fondamentalmente sbagliato, sia perché chi si muove su lunghe distanze l’elettrico implica ancora troppi vincoli logistici, ma anche perché la realtà che ha agevolato l’ibrido ricaricabile evidenzia come i vantaggi ambientali siano inesistenti, mentre sul fronte dei costi delle aziende questi sono aumentati decisamente rispetto al gasolio, carburante quest’ultimo che rappresenta ancora oggi la migliore scelta tecnica e ambientale se si impiega il gasolio HVO che abbatte le emissioni fino al 90% senza pesare sull’organizzazione aziendale e sulla logistica dei rifornimenti. Tutto il resto è solo la solita fuffa ambientalista che intride Bruxelles e d’intorni.
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