A febbraio 2026 il mercato auto Italia dà segni di vita, con un rimbalzo del 14% su febbraio 2025 con 157.334 autovetture immatricolate. Questo risultato positivo è influenzato, almeno in parte, dagli incentivi per l’acquisto di auto elettriche prenotate in ottobre e immatricolate nei mesi successivi, febbraio compreso, mese quest’ultimo in cui le elettriche, secondo le elaborazioni dell’Unrae, hanno toccato una quota sul totale delle immatricolazioni del 7,9%. Con il risultato di febbraio il consuntivo delle immatricolazioni nel primo bimestre 2026 è di 299.373 con un incremento sullo stesso periodo del 2025 del 10,2%, ma con un calo del 12,9% sullo stesso periodo del 2019, cioè sulla situazione ante-pandemia.
Se il mercato italiano riuscisse a mantenere nell’intero 2026 il tasso di crescita del primo bimestre, secondo il Centro studi Promotor le immatricolazioni arriverebbero a quota 1.681.346, che sarebbe il volume più alto realizzato dopo il crollo del 2020.
Dall’inchiesta congiunturale mensile di febbraio condotta dal Centro Studi Promotor sui concessionari auto emerge, tra l’altro, che gli intervistati non sono particolarmente ottimisti sull’andamento delle vendite nei prossimi mesi. In particolare, il 55% dei concessionari intervistati dichiara che in febbraio l’affluenza di visitatori negli autosaloni è stata bassa, mentre il 55% dichiara che, sempre in febbraio, il livello degli ordini acquisiti è stato insoddisfacente e per quanto riguarda il futuro a tre/quattro mesi il 66% degli intervistati si attende stabilità delle vendite sui livelli attuali, mentre il 23% si attende un peggioramento.
Dalla stessa fonte emerge che il 58% dei concessionari interpellati ritiene che i principali fattori di freno per il mercato auto Italia siano in questo momento la situazione economica generale, il livello dei prezzi delle autovetture e l’incertezza per la transizione energetica.
Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, «nessuno di questi fattori negativi sembra essere destinato ad evolvere positivamente nei prossimi mesi per cui è assai probabile che il mercato auto Italia nel 2026 si attesterà intorno al livello raggiunto nel 2025».
«Salutiamo con piacere la crescita delle immatricolazioni a febbraio 2026 con l’auspicio che il mercato possa proseguire sulla spinta di un impulso positivo – ha affermato Massimo Artusi, presidente dei concessionari di Federauto -. La crescita delle immatricolazioni a febbraio è stata favorita dalle politiche messe in atto da alcuni marchi che hanno determinato il risveglio degli acquisti da parte delle famiglie, con la conseguente ripresa del canale privati da mesi in trend negativo. Si tratta di un cambio di orientamento importante che vorremmo vedere confermato nei mesi a venire».
Per Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE (l’associazione degli importatori esteri), «sul fronte della regolamentazione europea, il 4 marzo la Commissione UE presenterà l’Industrial Accelerator Act – slittato rispetto alla scadenza originaria di fine febbraio – con il quale Bruxelles intende potenziare la competitività del sistema industriale del Vecchio Continente e imprimere nuova velocità alla transizione e all’innovazione tecnologica. Su questo provvedimento – e più in generale sul “Pacchetto Automotive” europeo – UNRAE esprime una valutazione articolata, riconoscendone i passi avanti ma evidenziandone l’insufficienza rispetto alle sfide del mercato. Così non basta. Il Pacchetto Automotive segna un passo avanti, ma non è ancora all’altezza della sfida».
Per l’Unrae Europa e Italia non hanno recuperato i livelli del 2019 e il nostro Paese resta in ritardo nella transizione energetica. La decarbonizzazione è un obiettivo condiviso, ma servono sostenibilità economica, stabilità normativa e strumenti strutturali a supporto della domanda, a partire da una riforma fiscale delle flotte aziendali. Senza queste condizioni non si recuperano competitività né fiducia dei consumatori. E sul ‘Made in Europe’ vogliamo essere chiari: la competitività si costruisce con investimenti e innovazione, non con misure protezionistiche che rischiano di penalizzare imprese e consumatori.
Per recuperare competitività e allinearsi agli standard UE, UNRAE indica le priorità. La prima riguarda la capillarità delle infrastrutture per la ricarica elettrica, unitamente a tariffe di ricarica più coerenti con i prezzi all’ingrosso dell’energia. L’altra, decisiva, riguarda la fiscalità delle flotte e delle auto aziendali, vero moltiplicatore della transizione: deducibilità dei costi, detraibilità IVA e ammortamenti meno competitivi penalizzano un canale che presenta un divario tra 8,5 e 21 punti rispetto ai principali mercati europei.
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