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Produzione Stellantis 2025: il fallimento di John Elkann in Italia

Nel 2025 la produzione è dimezzata crollando ai minimi dal 1955: 380.000 veicoli prodotti tra auto e veicoli commerciali e industriali. L’obiettivo di un milione di veicoli lanciato da Urso rimane un miraggio.

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produzione stellantis
Il presidente di Stellantis, John Elkann.

Fallimento di John Elkann su tutta la linea, con la produzione Stellantis di veicoli in Italia dimezzata in meno di due anni, con un calo del 20% fra autovetture e veicoli industriali, che insieme non raggiungono quota 380.000, dati mai così bassi da metà anni Cinquanta.

Il fallimento del presidente della fu Fiat è raccontato dallo studio diffuso dalla Fim Cisl sulla produzione Stellantis 2025, che vede quella del gruppo fermarsi a 379.706 unità, con un calo del 24,5% per le auto, con 213.706 vetture prodotte, e del 13,5% dei veicoli commerciali, 166.000 in un anno, segnando un recupero di circa 10 punti percentuali nell’ultimo trimestre.

Mirafiori, unico stabilimento italiano in positivo, con un +16,5% che fa del sito torinese una delle leve che ha permesso nel 2025 di non registrare risultati ancora più bassi. A dire che «il risultato avrebbe potuto essere ancora peggiore» e che «il lancio produttivo nell’ultimo trimestre della 500 ibrida a Mirafiori e della Nuova Jeep Compass a Melfi ha consentito di recuperare parte della perdita, che sarebbe stata ben più consistente alla luce del crollo di circa un terzo delle produzioni auto nei primi nove mesi», è il segretario generale del sindacato metalmeccanici della Cisl, Ferdinando Uliano, il quale chiede all’azienda di anticipare la definizione del nuovo piano industriale.

«Abbiamo toccato il fondo, ora bisogna risalire, con nuove produzioni, nuove assegnazioni, nuovi investimenti», sollecita Uliano, ribadendo che «il piano industriale dev’essere anticipato e deve prevedere altre allocazioni produttive per gli stabilimenti italiani». Un tema che per il sindacato riguarda anche Mirafiori che, pur in un andamento positivo, «deve avere un piano industriale strutturato». Da qui la necessità di «non fermarsi alla 500 ibrida ed elettrica, né alle 400 assunzioni che vengono fatte a febbraio».

In questo contesto, diventa centrale per Fim l’area produttiva liberata dalle Maserati, con il trasferimento a Modena della produzione, che nel 2025 ha segnato un calo del 23,1%. Un’area, sottolinea Uliano, «che dev’essere saturata con nuove produzioni, per garantire continuità industriale e occupazionale». Secondo i dati Fim Cisl, gli altri siti mostrano perdite a doppia cifra, -13,5% Atessa, -47,2% Melfi, con una situazione pesante a Cassino, con -27,9%. Si tratta del dato peggiore nella storia dello stabilimento con 19.364 unità prodotte contro le oltre 135.000 del 2017. Significativo anche il calo di Pomigliano, -21,9%, con poco più di 131.000 vetture prodotte. Con 112.690 unità, la Fiat Panda si conferma il modello Stellantis con i volumi più elevati, il 53% della produzione auto nazionale. Che rimane ben lontana, lontanissima dal milione più volte vaticinato dal ministro dell’Industria, Adolfo Urso.

Quanto alle prospettive future, per la Fim il 2026 «dovrebbe beneficiare della produzione per l’intero anno della 500 ibrida, della Ds8 e della Nuova Jeep Compass, a cui si affiancheranno le nuove produzioni di Ds7 e Lancia Gamma e tali volumi dovranno compensare l’uscita di produzione di Renegade e 500X. È molto probabile un livello produttivo superiore a quello del 2024, ma l’avvicinamento ai volumi del 2023 dipenderà in larga misura dalla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e di Cassino. È necessario – conclude il sindacato – recuperare gli impegni non attuati relativi ai rinnovi dei modelli Alfa Romeo Stelvio e Giulia, anticipare il lancio del nuovo modello su piattaforma Large a Cassino e i progetti annunciati sulla piattaforma Small che coinvolgono Pomigliano».

C’è da chiedersi se, dopo la meteora di Carlos Tavares che ha penalizzato la produzione di veicoli a vantaggio della redditività e dell’incremento degli utili staccati agli azionisti, che hanno raggiunto livelli stellari trascinandosi a ruota i premi per il manager tra i più pagati del settore automotive, il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa sarà in grado di invertire effettivamente la rotta della produzione Stellantis recuperando all’attività le fabbriche italiane che sono state più penalizzate rispetto a quelle francesi. Bisognerà vedere anche se il presidente di Stellantis John Elkann potrà continuare a svolgere il suo ruolo, vista la piega giudiziaria che sta prendendo la vicenda legata alla truffa ereditaria milionaria relativa al patrimonio della nonna Marella e al conflitto esistente con la madre Margherita Agnelli, figlia di Marella, visto che quella che avrebbe dovuto concludersi con un fastidioso buffetto con la messa in prova ai servizi sociali, ora torna ad essere un procedimento penale decisamente insidioso che, in caso di condanna, rischia di privarlo dei requisiti di onorabilità necessari per guidare il gruppo industriale.

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