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Rc Auto: l’Ivass avvia un’indagine con l’Antitrust sul caro polizze

Focus su bonus malus, classi merito e risarcimento diretto. L’assicurazione auto italiana è tra le più care d’Europa.

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Ivass e Antitrust hanno avvitato un’indagine conoscitiva sui prezzi delle polizze Rc Auto in Italia, le più care dell’Unione europea e con una forte disparità regionale. I tempi dell’indagine non saranno immediati, ma l’idea è giungere a «possibili linee di intervento per una più efficace regolamentazione», guardando in particolare «ai meccanismi di compensazione tra imprese nel sistema di risarcimento diretto e al funzionamento del sistema bonusmalus».

A preannunciarla, in occasione delle considerazioni sulla relazione annuale 2025 dell’istituto che vigila sulle assicurazioni, è il presidente dell’Ivass, Paolo Angelini. L’Antitrust, in una nota, parla di «possibili criticità concorrenziali»: si tratterà di verificare se nelle polizze Rc Auto, che hanno natura obbligatoria e una raccolta premi di circa 13,5 miliardi, ci siano «ostacoli allo sviluppo concorrenziale», e «individuare eventuali interventi idonei al loro superamento».

Focus dell’indagine, i meccanismi di funzionamento dei sistemi di attribuzione del rischio (ad esempio sistema bonus-malus e classi di merito), della procedura di risarcimento diretto, ed eventuali ostacoli alla mobilità della domanda, come la scatola nera e comparatori di prezzo.

Gli automobilisti italiani fronteggiano un aumento del 3,5% del prezzo medio della Rc Auto a 432 euro nel quarto trimestre del 2025: i livelli più alti dell’Unione europea. Al netto delle tasse, Regno Unito e Italia sono rispettivamente a 450 e 320 euro, mentre Spagna (197 euro) e Francia (194 euro) registrano i valori più bassi. Pesano – spiega l’Ivass – costi delle riparazioni e sistemi di indennizzo.

Puntuale la reazione dei consumatori: per il Codacons gli automobilisti italiani sono «i più tartassati d’Europa con una stangata, rispetto al 2022, da quasi 2,9 miliardi» considerando le 33,9 milioni di auto assicurate in Italia. Assoutenti afferma che «Ivass non può comportarsi da notaio del mercato» a fronte di automobilisti «che continuano a pagare di più», mentre il mercato assicurativo mostra «evidenti segnali di piena salute economica e tecnica».

I dati Ivass testimoniano la buona salute del settore: nel 2025 le assicurazioni italiane hanno rafforzato patrimonio, raccolta premi, redditività e liquidità. Con una crescita di oltre il 7% del comparto vita grazie alle polizze-investimento. E un risultato di esercizio del comparto danni aumentato da 4,5 a 4,9 miliardi di euro grazie anche all’obbligo per le imprese di coprirsi con le “polizze catastrofali” dalle calamità naturali.

Resta, poi, il nodo dei preventivi, con l’Unione nazionale consumatori che chiede di «porre rimedio» con urgenza a “Preventivass”, dove la tabella di marcia di Ivass, al lavoro da gennaio con il Mimit per un portale, prevedrebbe una soluzione entro fine anno. «Il ministro Urso continua a voltarsi dall’altra parte, nel totale disinteresse – afferma il presidente di UNC, Massimiliano Dona -. Urge porre rimedio al pessimo “Preventivass”, il comparatore pubblico che, a differenza del precedente “TuoPreventivatore”, si limita a confrontare solo i preventivi riferiti alla copertura base obbligatoria, senza possibilità di aggiungere le garanzie accessorie più utilizzate, dall’incendio al furto, dall’assistenza stradale agli eventi atmosferici, ossia quelle che interessano la gran parte della clientela. Insomma, invece di rafforzare le tutele degli assicurati, aumentando la trasparenza del mercato e la perfetta informazione del consumatore, si va nella direzione opposta. Di male in peggio».

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