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Superamento della soglia CO2: mannaia Ue sulle case automobilistiche

Multe da 1 miliardo per Stellantis, 2,3 miliardi per Volkswagen. Il paradosso che le case europee acquistano a caro prezzo crediti ambientali da produttori Usa (Tesla) e cinesi esportando ricchezza.

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La Commissione europea a guida di Ursula von der Leyen e della sua vice esecutiva con delega all’ambiente, la spagnola Teresa Ribera, si apprestano a vestire i panni di Robin Hood all’incontrario, appioppando pesanti multe ai costruttori europei per il superamento della soglia di CO2 stabilita ex cattedra dalla politica comunitaria a tutto vantaggio dei produttori extraeuropei, americani e cinesi su tutti.

Secondo uno studio di Dataforce, il superamento della media di 93,6 grammi CO2/km a livello di gamma dei vari produttori automobilistici europei calcolato sul triennio 20252027 comporta una sanzione pari a 95 euro per ogni grammo di CO2 eccedente moltiplicati per il numero di auto vendute. Di fatto, secondo una simulazione sui quantitativi di auto prodotte nel periodo gennaio 2025-aprile 2026, le case automobilistiche europee avrebbero già accumulato un monte debiti di 12,8 miliardi di euro e 9,7 miliardi di crediti (generati dai veicoli elettrici e ibridi), con un saldo negativo di 3 miliardi. Sempre a livello di simulazione, il conto sarebbe di 24 miliardi per le auto a benzina e di 9 miliardi per le diesel, mentre le elettriche avrebbero generato crediti per oltre 25 miliardi.

Ripartite per le singole case automobilistiche, la più esposta sarebbe Volkswagen con 2,3 miliardi di multe per un livello di emissioni medio di gamma di 100,7 g/km CO2, mentre per Stellantis, con una media di emissioni di 102,1 g/km CO2 l’onere sarebbe di 1,25 miliardi, 939 milioni per Mercedes, 726 milioni per Nissan e 322 milioni per Mazda.

Per evitare le multe, le case costruttrici hanno la possibilità di sfruttare il cosiddetto “pooling”, ovvero acquistare i crediti dai produttori virtuosi per compensare le emissioni in eccesso. Peccato che il sistema si trasformi in una sostanziale esportazione di ricchezza dai produttori europei a vantaggio di quelli americani (Tesla con Elon Musk che ringrazia sentitamente, visto che parerebbe che le entrate dalla vendita di crediti superi quello dei ricavi dalla vendita di auto elettriche) e, soprattutto, cinesi, a partire da Byd (1,6 mld di crediti), Geely (1,4 mld) e XPeng (250 ml), cui s’aggiunge Leapmotor alleata di Stellantis che avrebbe in pancia 536 ml di crediti a vantaggio del gruppo italofrancese.

Di fatto, il sistema connesso con il “Green Deal” si rileva un danno multiplo e sistemico per l’Unione europea, perché oltre ad esportare nettamente ricchezza che potrebbe essere investita per la produzione e i posti di lavoro in Europa, ha finito con l’aprire indiscriminatamente il mercato europeo ai produttori cinesi, che sfruttano i vantaggi all’export assicurati dal loro governo oltre i minori costi di produzione legati alle filiere integrate e all’assenza dei pesanti balzelli ambientali europei.

Quando von der Leyen e Ribera si decideranno a superare un meccanismo che sta comportando immensi danni economici, sociali e pure ambientali al continente europeo sarà probabilmente troppo tardi e qui emerge sempre di più la responsabilità dei governi europei che dovrebbero fischiare la fine della deriva ambientalista alla Commissione europea. Quella stessa Commissione – a partire dai commissari e dai funzionari – che rimpiangono in prima persona l’elettrificazione della flotta di auto blu visto che l’autonomia delle batterie non sarebbe sufficiente a coprire la tratta Bruxelles – Strasburgo senza dovere affrontare almeno una fermata per ricaricare della durata media di 30-40 minuti. E tra molti si spinge per tornare ai vecchi, tanto odiati motori termici che con un pieno di benzina o di gasolio consentivano la copertura della tratta senza soste intermedie, invidiando quell’Ursula che scorrazza indisturbata con una vettura blindata esclusivamente termica, oltre che con i suoi amati aerotaxi altissimi emittenti di CO2. Ma la baronessa tedesca, da Marchesa del Grillo, lei è lei e tutti gli altri europei non sono un cazzo.

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