Home Motori Volkswagen, respinta richiesta revoca sentenza multa Agcm sullo scandalo “Dieselgate”

Volkswagen, respinta richiesta revoca sentenza multa Agcm sullo scandalo “Dieselgate”

Confermata dal Consiglio di Stato la sanzione irrogata da 5 milioni di euro per pratica commerciale scorretta.

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Volkswagen scandalo dieselgate

Dopo un lungo iter, il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione – il mezzo d’impugnazione straordinario che permette di contestare una sentenza passata in giudicato – proposto da Volkswagen Group Italia Spa per contestare la decisione con la quale lo stesso Consiglio di Stato aveva deciso la vicenda della maximulta da 5 milioni di euro inflitta dall’Antitrust nel 2016 per pratica commerciale scorretta riferita allo scandaloDieselgate” con le emissioni truccate dei motori Diesel.

L’Agcm ritenne scorretta la pratica commerciale consistente nella commercializzazione sul mercato italiano di autoveicoli Diesel la cui omologazione era stata ottenuta attraverso l’utilizzo di un impianto di manipolazione che permetteva ai veicoli di ridurre i valori delle emissioni inquinanti in sede di prove di omologazione, alterandone così i risultati; nell’aver fornito ai consumatori informazioni ingannevoli in ordine al carattere ecologico del prodotto ed alla conformità dello stesso ai parametri concernenti le emissioni inquinanti.

Seguì un ricorso al Tar del Lazio (con il quale si segnalò la violazione del principio del “ne bis in idem” rispetto a un’ordinanza-ingiunzione adottata dalla Procura tedesca di Braunschweig), respinto dai giudici amministrativi. Nel giudizio d’appello, il Consiglio di Stato propose rinvio pregiudiziale d’interpretazione alla Corte di Giustizia UE, all’esito del quale respinse l’impugnativa.

Adesso è arrivata la decisione del ricorso per revocazione proposto da Volkswagen Aktiengesellschaft e Volkswagen Group Italia Spa. Il Consiglio di Stato ha ritenuto inammissibile la censura con la quale è stato dedotto l’errore in fatto della decisione, in quanto non è stato ritento applicabile il divieto del “ne bis in idem” in quanto la sanzione irrogata in Germania non era prevista da norme europee o da norme nazionali di derivazione europea.

I giudici hanno rilevato tra l’altro che, secondo una costante giurisprudenza, «una sentenza pronunciata in grado d’appello può essere impugnata per revocazione se “è l’effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa”; inoltre, affinché possa dirsi sussistente il vizio revocatorio contemplato dalla norma è necessario che l’errore di fatto si sia dimostrato determinante».

Dallo scandalo del “Dieselgate” che ha ingiustamente colpito una tecnologia europea vincente, per Volkswagen è stato un cammino irto di difficoltà, tra cui la scelta dell’elettrificazione della mobilità e il supporto delle deleterie politiche europee del “Green Deal” che hanno poi portato il gruppo tedesco alla chiusura di numerose fabbriche e al licenziamento di migliaia di lavoratori. Un fallimento economico oltre che d’immagine e di credibilità nei confronti dei consumatori.

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