Home Olimpiadi Invernali 2026 «In Fondazione Milano Cortina nepotismo malsano, ma non è più reato»

«In Fondazione Milano Cortina nepotismo malsano, ma non è più reato»

I Pm di Milano, inoltrano richiesta di archiviazione, ma sottolineano la «mancanza di trasparenza in assunzioni caldeggiate». Gli atti trasmessi alla Corte dei Conti per a valutazione di danno erariale.

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Fondazione Milano Cortina simico Fondazione Milano-Cortina

La «carente applicazione dei principi» di «trasparenza, pubblicità e imparzialità» in «ambito di reclutamento del personale» ha «alimentato, a partire dagli organi di informazione, sin dai primi mesi di operatività, i dubbi circa malsani fenomeni di favoritismo, nepotismo o clientelari» nelle procedure di assunzione di personale della Fondazione Milano Cortina. Sebbene «la pagina web della Fondazione riproponga notizie afferenti all’individuazione delle figure» da ricercare non consente, però, «la consultazione degli esiti delle procedure selettive che restano allo stato riservate, né i meccanismi oggettivi e trasparenti su cui la selezione dovrebbe fondarsi».

Lo scrive il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano in un’annotazione dello scorso maggio, riportata nella richiesta di archiviazione dei Pm di Milano del filone delle indagini sulle presunte assunzioniclientelari” di persone anche legate al mondo della politica nella Fondazione Milano Cortina 2026.

In sostanza, la Procura diretta da Marcello Viola ha individuato «mancanza di trasparenza» in oltre 30 contratti, «in merito alle segnalazionicaldamente” (o “fortemente”) inoltrate per il tramite di esponenti pubblici, così come ricordate dallo stesso Novari», ossia l’ex amministratore delegato della Fondazione. Però, allo stesso tempo i Pm chiedono al gip Patrizia Nobile di archiviare il fascicolo a carico di ignoti, perché da un lato l’abuso d’ufficio «non è più previsto dalla legge come reato». Dall’altro, perché sull’ipotesi di turbativa «il fatto non sussiste», in quanto le gare sono riferite solo «alle procedure comparative relative alla acquisizione di beni e servizi e non a quelle relative all’assunzione di personale».

Quello delle “assunzioni vip” è uno dei tre filoni aperti dai Pm Francesco Cajani e Alessandro Gobbis, con l’aggiunta Tiziana Siciliano, sulla gestione dell’evento olimpico. La tranche per le accuse di turbativa e corruzione a carico di Novari e altri e su affidamenti diretti per i servizi digitali pende, invece, davanti alla Corte Costituzionale, che dovrà decidere sulla questione di «legittimità costituzionale», sollevata dai Pm e accolta dalla gip, del decreto del giugno 2024, convertito in legge, che ha ribadito la qualificazione di ente di diritto privato della Fondazione. Mentre per la Procura si tratta di ente pubblico, anche perché ripiana le “perdite” con finanze pubbliche, che sono il suo “paracadute”. Mentre un altro filone, ancora aperto e in fase di indagini, riguarda presunte fatturegonfiate” nei rapporti economici tra la Fondazione e il colosso delle consulenze Deloitte.

Nelle quasi 100 pagine di richiesta di archiviazione sul fronte assunzioni gli inquirenti riportano una serie di testimonianze, tra cui anche gli interrogatori, già venuti a galla, dell’ex amministratore delegato Novari. Dagli accertamenti della Gdf, tra l’altro, scrive la Procura, è emersa «l’esistenza di alcuni benefit, difficilmente giustificabili, assegnati ad alcuni dipendenti». E’ «il caso, per esempio, del contratto di Draghi Livia», nipote dell’ex premier, in cui è stata riscontrata «l’aggiunta» del «rimborso integrale biglietti aerei e ferroviari per la tratta Milano-Roma, andata e ritorno, per 3 mesi dall’inizio del rapporto, Sim e portatile aziendale». O ancora «della circostanza della “vettura con autista a spese della Fondazione”» per Antonio Marano, il cui contratto è tra quelli finiti nel mirino. Circostanza, scrivono i Pm, «di cui Varnier», l’amministratore delegato della Fondazione, «si lamenta con Malagò in una conversazione del 19 aprile del 2024» e che Marano «conferma» in un’altra intercettazione, «affermando di essere l’unico in Fondazione a poter vantare tale benefit». Anche «per tali motivi», spiegano i Pm, gli atti di questa indagine vengono trasmessi «al Procuratore della Corte dei Conti» della Lombardia per eventuali profili di danni erariali.

Per i Pm sono «emerse numerose anomalie nel complessivo processo di rilevazione della effettiva presenza dei dipendenti, dal momento che i badge forniti» erano «utilizzati solo a fini identificativi» e non anche «per rilevare l’effettività della presenza sul luogo di lavoro».

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