Home Politica Accise carburanti: il governo Meloni si rimangia lo sconto sulla benzina

Accise carburanti: il governo Meloni si rimangia lo sconto sulla benzina

Sulla super sconto ridotto a 5 cent/litro, che volta a 1,929 euro/litro. Confermati i 20 cent/litro per il gasolio. Proteste dei consumatori: un pieno di benzina costa 9,15 euro in più.

266
Accise carburanti pompa-benzina

Alla fine, stretta dalle ridotte disponibilità di cassa per non avere agito tempestivamente sul taglio della spesa pubblica, degli sprechi e sulla lotta all’evasione, il premier Giorgia Meloni deve fare macchina indietro sugli sconti dei carburanti, riducendo lo sconto sulla benzina da 20 a soli 5 cent/litro, mentre conferma a 20 cent/litro quello sul gasolio, così reintroducendo quelle accise a doppia velocità, più basse sul gasolio e più alte sulla benzinaben più del precedente regime cancellato a fine 2025: 15 cent/litro contro 10 – che con la Finanziaria 2026 erano state parificate sull’altare degli impegni del Pnrr per l’abolizione dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad), oltre che per fare cassa sull’aumento del gasolio, venduto in quantitativi tre volte maggiori rispetto alla benzina.

Una decisione che, oltre a rimangiarsi le promesse elettorali del 2022 protagonista la stessa Giorgia Meloni, hanno scatenato le proteste delle associazioni dei consumatori. Per il Codacons «la diminuzione del taglio delle accise sulla benzina a 5 centesimi di euro, qualora non consideri anche l’Iva, porterà un litro di verde a costare 18,3 centesimi di più rispetto a oggi, in media 9,15 euro in più su un pieno da 50 litri, con il prezzo che, ai livelli odierni dei listini alla pompa, salirà dal prossimo 2 maggio a 1,929 euro al litro, mentre in autostrada il prezzo medio raggiungerà 1,98 euro al litro».

Il Codacons fornisce i dati sull’impatto della misura varata dal Consiglio dei ministri: «la riduzione dello sconto sulle accise per la benzina decisa oggi dal governo Meloni costerà complessivamente agli italiani 92 milioni di euro solo a titolo di maggiori accise. Se si considera la quantità media di benzina venduta ogni giorno solo sulla rete ordinaria italiana (strade e autostrade), la misura del governo costerà agli italiani, solo a titolo di maggiori accise, 4,37 milioni di euro al giorno, circa 92 milioni di euro nei 21 giorni di durata del provvedimento. Si tratta di una stangata per i circa 17 milioni di italiani che circolano con una auto alimentata a benzina, e dovranno fare rifornimenti a prezzi sensibilmente più elevati rispetto a quelli in vigore oggi, spendendo oltre 9 euro in più a pieno».

Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, la rimodulazione dello sconto sulle accise dei carburanti «è una vergogna. Una beffa. Ci avevano illuso che il taglio sulle accise sul gasolio sarebbe salito, invece è rimasto lo stesso, nonostante anche oggi, peraltro in modalità self service, superi i 2,1 euro al litro in autostrada (2,114) e i 2 euro nelle strade (2,052). Evidentemente non si rendono conto che oggi l’Istat ha comunicato un’inflazione congiunturale dell’1,2%, un record che non si aveva dall’ottobre 2022 per via della guerra in Ucraina. Fregarsene, lasciando i prezzi del gasolio così alti, è un atto irresponsabile».

E’ probabile che con una benzina vicina alla quota di 2 euro/litro anche la mobilità turistica inizierà a risentire di una minore propensione a viaggiare e a fare vacanze da parte delle famiglie, aumentando le difficoltà economiche di un comparto che deve già fronteggiare il calo degli afflussi dei turisti stranieri.

Se il governo Meloni (a partire dal ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti) avesse fatto per tempo i compiti in termini di riqualificazione della spesa pubblica, tagliando sprechi e agendo maggiormente sull’evasione, i soldi per tagliare le accise sui carburanti anche in modo strutturale si sarebbero potuti trovare facilmente, anche a vantaggio della credibilità e del consenso per il governo e la sua maggioranza. Ma così non è stato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, a partire dal calo del consenso già registrato dai vari sondaggi sulle intenzioni di voto, con il centro destra allargato a Vannacci superato dal “campo largo” di sinistra. Un campanello d’allarme che dovrebbe suggerire a Meloni un comportamento più attento alle esigenze dell’economia e della Nazione che non ai vari potentati e sottoboschi che lei non ha fin qui sufficientemente ridimensionato.

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Telegram

https://t.me/diarioditalia

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/diarioditalia

Facebook

https://www.facebook.com/diarioditalia

© Riproduzione Riservata