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Agricoltori europei manifestano a Strasburgo contro il Mercosur

Confagricoltura e Coldiretti sfilano sotto le stanze dell’Europarlamento.

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agricoltori europei
La protesta di Confagricoltura a Strasburgo.

Era annunciata e puntualmente si è concretizzata la manifestazione degli agricoltori europei sotto le stanze dell’Europarlamento dopo la firma dell’accordo Ue-Mercosur in Paraguay e che ora, per diventare operativo, deve passare all’approvazione degli eurodeputati che preparano le barricate contro l’operato di Ursula von der Leyen che li ha messi dinanzi al fatto compiuto.

La manifestazione di Strasburgo è stata organizzata dagli agricoltori francesi cui hanno aderito in italia anche Confagricoltura e Coldiretti. «Siamo a Strasburgo per continuare la nostra mobilitazione iniziata a dicembre a Bruxelles. Come Confagricoltura – ha detto il presidente nazionale Massimiliano Giansantistiamo chiedendo accordi commerciali equi. Stiamo chiedendo quelle risorse economiche necessarie per poter garantire la sicurezza alimentare in Europa. L’Europa è nata sul settore primario e noi vogliamo mantenere un’Europa che investa sull’agricoltura, sui suoi agricoltori. Vogliamo garantire cibo sicuro: siamo pronti a farlo, ma abbiamo bisogno degli strumenti ed è questo che stiamo chiedendo alle istituzioni europee. Sono convinto che ci ascolteranno».

Al centro delle contestazioni degli agricoltori europei l’autorizzazione all’ingresso nel mercato Ue di prodotti alimentari che non rispettano i disciplinari di sicurezza imposti agli agricoltori comunitari dall’Unione europea. Per Coldiretti «le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere» hanno ribadito il presidente Ettore Prandini e il segretario generale, Vincenzo Gesmundo.

«La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula Von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente – continua Prandini -. La Commissione ha il dovere di difendere le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo. Se Von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, deve lasciare il suo incarico e abbandonare subito le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica».

La Commissione Von der Leyen «ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale. Coldiretti chiede anche trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione».

Ma non c’è solo la mancata reciprocità nel rispetto delle regole: gli agricoltori europei sono arrabbiati anche per l’eccesso di burocrazia che la Commissione europea spande sul settore agricolo, con «100 giorni di lavoro sottratti ogni anno alle aziende agricole per obblighi inutili, mentre senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa».

Il negoziato sul Mercosur è l’emblema delle follie della Commissione: un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo. «Siamo qui per denunciare la necessità che, partendo proprio dal Mercosur, tutti i prodotti che importiamo in Europa e soprattutto in Italia siano pienamente tracciabili – dichiara il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo -. Noi abbiamo fotografato nel porto di Rotterdam quella che possiamo definire la porta degli inferi: le cose più schifose che arrivano in Italia. È quindi necessario che, partendo da questa grande capacità di mobilitazione popolare, si possa arrivare non solo al concetto di reciprocità, ma a un controllo che riguardi tutte, tutte, tutte le merci che importiamo, sia dal punto di vista della qualità sia, soprattutto, da quello della salubrità».

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