Home Politica Attuazione del Pnrr: la Corte dei conti evidenzia ritardi e problematicità diffuse

Attuazione del Pnrr: la Corte dei conti evidenzia ritardi e problematicità diffuse

Cresce il rischio di opere incomplete specie quelle legate alla mobilità e sulle infrastrutture.

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attuazione del Pnrr Rigenerazione urbana

Nonostante il governo Meloni difenda il suo operato nella gestione del Pnrr, piano che ha dovuto rimaneggiare in corsa ben 5 volte vista la base fallimentare da cui proveniva, a poche settimane dalla sua conclusione aumentano i problemi connessi con la attuazione del Pnrr, tanto che la Corte dei conti evidenzia ritardi sulle infrastrutture e sull’ambiente, rischio di opere incomplete per la mobilità e rallentamenti sull’ammodernamento tecnologico degli ospedali.

La Corte dei conti – nella relazione sullo stato di avanzamento a fine 2025 di 34 misure del Pnrr e di 4 programmi del Pnc (Piano nazionale complementare) – pur affermando come «l’attuazione degli interventi del Pnrr e del Pnc risulti sostanzialmente in linea con gli obiettivi concordati a livello europeo», pone attenzione su «alcune criticità in specifici settori».

L’analisi della Corte dei conti comprende «circa 87,78 miliardi di euro, pari al 39,55% delle risorse del Pnrr e del Pnc (al netto dei definanziamenti)». Nel 2025 i controlli hanno riguardato circa 29,87 miliardi di euro, pari al 13,46% delle risorse dei due Piani. Secondo i magistrati contabili, le riformulazioni sia economiche che progettuali hanno avuto un impatto sul percorso delle misure dei due Piani. Quindi, per la parte finale del Pnrr si invita a essere più veloci e sostenibili nell’esecuzione

L’attività di controllo da parte della Corte dei conti ha riguardato, tra l’altro, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la tutela della salute, l’utilizzo efficiente delle risorse idriche, il potenziamento dei collegamenti ferroviari e della sicurezza stradale, la promozione delle energie rinnovabili e le politiche di inclusione sociale. Dall’analisi delle banche dati ufficiali, se nel settore della digitalizzazione si registrano avanzamenti superiori ai traguardi programmati, «in materia ambientale e infrastrutturale persistono criticità per alcune misure rimodulate sotto il profilo temporale, che confermano le difficoltà attuative già in precedenza segnalate dalla magistratura contabile». Per gli investimenti nella mobilità sostenibile è stato invece indicato «il rischio di opere non completate, a causa del ridimensionamento di alcuni interventi». In ambito sanitario «le misure per le case e gli ospedali di comunità sono in linea con i target previsti, mentre permangono esigenze di accelerazione per alcune componenti legate all’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero».

Sul versante del Pnc sembra sia «necessaria la revisione dei crono-programmi», specie quando ci si trova di fronte a più soggetti attuatori o a assetti di governance articolati. A partire dal 2023, – osserva la Corte dei conti, «le modifiche introdotte al Pnrr ne hanno reso più realistica l’attuazione, ma resta il rischio che le continue rimodulazioni finanziarie e progettuali incidano sull’impostazione iniziale di alcune misure».

In vista della fase conclusiva, la Corte dei conti richiama «la necessità di velocizzare gli interventi in corso, assicurando, al contempo, la sostenibilità futura delle infrastrutture e dei servizi realizzati, nonché l’adozione di strumenti idonei a rilevare i benefici in concreto prodotti per la collettività».

«La valutazione positiva della Corte dei conti sull’avanzamento del Pnrr rappresenta un riconoscimento importante del lavoro serio e responsabile portato avanti dal governo Meloni su una sfida decisiva per il futuro dell’Italia. La relazione certifica che l’attuazione del Piano è complessivamente in linea con gli obiettivi europei e che, in settori strategici come la digitalizzazione, la nostra Nazione sta raggiungendo risultati persino superiori a quelli programmati» afferma in una nota il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, riconoscendo comunque che «restano criticità da affrontare».

Rimane evidente il fatto che i 194 miliardi di euro del Pnrr – di cui 124 a debito da restituire – cui s’aggiungono i 30,6 miliardi del Piano nazionale per gli investimenti complementari finanziato integralmente con risorse interne, non hanno minimamente contribuito a portare strutturalmente la crescita della Nazione oltre le soglie storiche da prefisso telefonico, con il risultato che soprattutto i miliardi a debito del Pnrr si stanno trasformando in un boomerang per i conti pubblici senza avere dato quello slancio all’economia nazionale. E ciò lo si deve alla prima stesura delle spese da finanziare con il Pnrr, dove nella fretta e nell’ubriacatura della “pioggia di miliardi dall’Europa”, politicanti improvvisati hanno messo dentro nel pianolaqualunque” a prescindere dalle effettive ricadute economiche ed occupazionali dell’investimento.

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