Il vento del referendum che il campo larghissimo di Elly Schlein e Giuseppi Conte speravano gonfiasse le loro vele non ha soffiato sulle elezioni comunali 2026. La vittoria schiacciante dei “NO” alla riforma costituzionale della giustizia, che era suonata come un campanello d’allarme per la maggioranza di governo di Giorgia Meloni, all’ultima tornata elettorale prima del voto delle politiche 2027 che, salvo sorprese, dovrebbero svolgersi nella tarda primavera per evitare di cadere nell’esercizio provvisorio così come accadrebbe rispettando la scadenza naturale di ottobre, è stata di fatto depotenziata.
Il centrodestra temeva l’esito delle comunali 2026, specie in realtà come Venezia, che risultasse favorevole al centrosinistra, ma ad urne chiuse e in attesa dell’esito di alcuni ballottaggi che lo vedono in vantaggio tra 15 giorni, il pericolo è stato sostanzialmente dribblato.
Il voto delle amministrative che ha coinvolto circa 750 comuni e quasi 6,3 milioni di elettori, è stata una sostanziale promozione dell’operato della maggioranza, nonostante il calo di 5 punti sull’affluenza che si è attestata al 60%.
Al netto del calo, i sondaggisti parlano di un flusso di votanti che tiene e che conferma gli attuali assetti tra maggioranza e opposizione, con un bilancio che pare sostanzialmente pendere a favore del centro destra, evidenziando la volubilità del corpo elettorale a seconda degli obiettivi in gioco.
All’opposizione scotta il fatto di non essere riuscita a portare al ballottaggio Venezia che viaggia sicura all’elezione al primo turno a sindaco di Simone Venturini che da assessore comunale uscente raccoglie l’eredità di Luigi Brugnaro guidando la sua lista civica che si erge sopra il 30% e batte lo sfidante Andrea Martella, senatore e segretario regionale del Pd, sostenuto da un campo larghissimo.
Interessante notare che nelle comunali 2026 i partiti nazionali hanno pagato pegno alle liste civiche o alle formazioni locali, come il neonato partito “Ora!” di Michele Boldrin che con il 3,43% entra nel consiglio comunale veneziano superando M5s e Forza Italia. Risultato interessante anche per “Patto per il Nord” che si è presentato per la prima volta in molti dei comuni del Nord Italia: «a meno di 6 mesi dal Congresso fondativo del nostro movimento politico, in queste elezioni amministrative siamo stati in grado di presentarci in tutti i capoluoghi di provincia in Lombardia e in decine di comuni in tutto il Nord, da soli col nostro simbolo, in coalizione o all’interno di liste civiche – commenta il segretario federale Paolo Grimoldi -. E’ un inizio promettente: a Lecco e Mantova abbiamo sfiorato il 2%, a Comacchio col 5,6% abbiamo superato anche la “Salvini Premier” e col “Patto per Legnano” siamo andati oltre il 10%. Queste elezioni – continua Grimoldi – sono la dimostrazione di un lavoro diffuso che certifica un già forte radicamento in tante realtà territoriali. Il nostro non è un partito artificiale, il nostro è un voto strutturato, non di opinione, non fosse altro che per il fatto che molta opinione pubblica neppure ci conosce dal momento che abbiamo risorse limitate e nessuna visibilità sulle televisioni nazionali. Una cosa è certa: il Nord è tornato, nonostante il veto di Salvini su di noi che ha finito col penalizzare proprio il centrodestra. Infine, seppure in un piccolo comune, Quinzano d’Oglio, nel Bresciano, abbiamo eletto il nostro primo sindaco».
E nel risultato di Vigevano la Salvini Premier deve guardarsi le spalle visto che il candidato Furio Suvilla – fortemente voluto e sostenuto dal movimento “Futuro Nazionale” del generale Roberto Vannacci – sfonda il muro del 14%, superando i salviniani in quella che fino a pochissimi anni fa era una delle culle del leghismo autentico, quello abiurato dalla svolta nazionalista di Matteo Salvini, che vede nel suo retrovisore il Generalissmo (che solo due anni fa con il suo mezzo milione di voti ha salvato il segretario da una debacle ancora più pesante di quella che ha ottenuto alle Europee) già piazzato sulla corsia di sorpasso, visto che nei sondaggi elettorali nazionali mentre Vannacci cresce (è già quotato al 4,5%), Salvini cade inesorabilmente (è dato al 6%).
E con il continuo calo, la diaspora degli eletti dalla Salvini premier continua, sia a livello parlamentare che nei consigli regionali e comunali, oltre al fatto che sempre più parlamentari in aria di mancata elezione hanno sospeso il pagamento al partito della “tassa” di 3.000 euro al mese (una delle più pesanti in assoluto tra i partiti), preferendo probabilmente tesaurizzarla, nell’anno che manca alle prossime elezioni politiche, per costituire un fondo per tentare l’elezione in qualche altra formazione politica.
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