Bloccare l’iter di adozione del Dpcm sulla nuova classificazione dei comuni montani, per evitare un impatto economico e sociale negativo sui territori che rischiano l’esclusione: questa la richiesta avanzata dall’Anci, a firma del presidente e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e del presidente del Consiglio nazionale, Marco Fioravanti, in Conferenza unificata dopo l’informativa del ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli.
«Pur ringraziando il ministro per l’informativa fornita – che l’Associazione provvederà a veicolare tempestivamente a tutti i comuni italiani – che chiarisce molti dubbi e aspetti incerti, l’Anci si fa portavoce del profondo stato di allarme e delle forti preoccupazioni» dei sindaci dei territori che la nuova classificazione taglierebbe fuori. Per questo motivo, Manfredi e Fioravanti chiedono formalmente al ministro di valutare una sospensione immediata dell’iter attuativo del Dpcm, e di andare avanti con l’erogazione delle risorse ai comuni del vecchio elenco e, se ritiene, di integrarlo con i nuovi comuni.
Da parte di Calderoli a stretto giro è arrivata la risposta: «se io dovessi fermare l’iter di emanazione del Dpcm, e dunque venisse stoppato l’elenco dei comuni montani, non solo sarebbero bloccate tutte le misure e i benefici previsti dalla Legge 131, ma non potrei nemmeno ripartire le risorse del Fosmit 2025. Questo significa che, per la volontà di pochi, verrebbero penalizzati tutti».
Calderoli invia a «una seria riflessione chi fa questo genere di richieste, perché simili valutazioni vanno fatte nell’interesse generale e non trovo corretto che finiscano danneggiate quelle realtà che sono davvero montane. Ricordo che ho già dato ampia disponibilità a rivedere questi criteri nel momento in cui le regioni, le province e i comuni presenteranno una proposta unanimemente condivisa nel rispetto delle finalità della legge 131/2025 e della Costituzione, che all’articolo 44 prevede provvedimenti a favore delle zone montane».
Il superamento del precedente elenco e dei relativi criteri, che risalivano ad una legge di oltre 70 anni fa, ha concluso il ministro che parla anche di «allarmismi ingiustificati e privi di fondamento», «si è reso necessario per aggiornare criteri ormai obsoleti, come il reddito imponibile medio per ettaro o i danni derivanti da eventi bellici, e risolvere evidenti storture legate ai suoi effetti, che vedevano iscritti anche comuni con un’altitudine estremamente limitata e dunque privi di svantaggi che caratterizzano la montanità, ad esempio Roma e Bologna».
«Sono consapevole della situazione peculiare di comuni ricompresi nel precedente elenco che, perdendo la classificazione di montanità, presentano comunque situazioni di fragilità ed è il caso delle cosiddette Aree interne – prosegue Calderoli -, che però non rientrano tra le mie deleghe. In questo senso, ribadisco quindi il mio impegno a individuare soluzioni condivise con il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione con l’obiettivo di affrontare tali criticità nella sede corretta».
«Sostenere che il Governo abbia tagliato i fondi alla montagna è semplicemente falso – ha sottolineato il ministro – ed è anzi vero il contrario: mentre fino al 2021 venivano stanziate soltanto briciole, con l’attuale esecutivo in carica le risorse sono infatti aumentate e dal 2023 il Fosmit (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane) ha un valore di circa 200 milioni ogni anno. A questi si aggiunge la quota regionale del Fosmit, che resta confermata e che potrà essere destinata autonomamente dalle regioni ai territori che riterranno più idonei».
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