La riclassificazione dei comuni montani italiani si sblocca dopo un lungo stallo e la proposta di legge presentata dal ministro agli affari regionali, Roberto Calderoli può proseguire.
«Dopo un perdurante stallo sui criteri per la classificazione dei comuni montani, è arrivata la svolta in sede di Conferenza Unificata» rende noto in una nota Calderoli, che si è fatto promotore di una nuova proposta grazie alla quale si è sbloccata la situazione di incertezza. «Sono soddisfatto di questo esito positivo perché, nonostante l’argomento controverso e dibattuto, siamo riusciti a trovare un punto di equilibrio e a trovare una soluzione il più possibile trasversale e condivisa. Il mio impegno, come ribadito in ogni occasione, è sempre stato quello di venire incontro alle esigenze dei territori con reali criticità tipiche della montagna e in questo senso abbiamo lavorato».
Sulla base di questa nuova classificazione, «saranno montani 3.715 comuni. E’ stato raggiunto un accordo unanime con regioni, province e comuni sulle modalità di prima applicazione dei criteri per la classificazione dei comuni montani – continua Calderoli -. Per quanto riguarda il Dpcm relativo alla definizione dei criteri, si è raggiunta l’intesa con comuni e province, mentre c’è una mancata intesa con le regioni che si sono comunque espresse favorevolmente a maggioranza e hanno inoltre votato all’unanimità la deroga sul termine dei 30 giorni per poter procedere in Consiglio dei Ministri – aggiunge -. Ciò significa che possiamo andare avanti nel percorso previsto».
Da parte dell’Anci si è espresso parere favorevole sul Decreto Montagna sulla base di una valutazione complessiva sull’esito del confronto con il ministro. I criteri introdotti per l’individuazione dei comuni montani – spiega l’Associazione dei comuni – consentono un significativo ampliamento degli stessi rispetto alle proposte precedenti, che di fatto garantisce un numero complessivo di comuni quasi equivalente a quello precedente. Inoltre è stata accolta la richiesta dell’Anci di mantenere le deroghe previste dalle leggi regionali, agganciata all’elenco previgente dei comuni montani a garanzia di alcuni servizi fondamentali ed infine un vincolo per le regioni di finanziare per la loro quota i comuni del vecchio elenco sulla base della classificazione precedente.
Tra le regioni che hanno espresso contrarietà al decreto, l’Emilia Romagna, dove Davide Baruffi, assessore (nonché responsabile enti locali della segreteria del Pd) che per primo aveva sollevato la questione, afferma che «è mancata l’intesa come avevamo ampiamente anticipato. Consideravamo sbagliati i criteri inseriti, a monte, nella legge, a valle non si poteva che arrivare ad un risultato non soddisfacente. Già nei prossimi giorni incontrerò i comuni montani, sia quelli inclusi che quelli esclusi: se la legge nazionale esclude, quella regionale resterà inclusiva. E dove il Governo toglie risorse agli esclusi, la Regione ripristinerà con propri mezzi l’equilibrio costruito in Emilia Romagna in questi anni».
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