Secondo l’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) sui conti pubblici dei paesi Ue, per il 2025, tra i grandi paesi l’Italia resta l’unico a prevedere un rapporto tra debito e Pil inferiore all’obiettivo fissato nel Piano strutturale di bilancio (Psb), pur stimando un incremento al 136,6% (+1,3 punti rispetto al 2024). Al rialzo le stime della Spagna al 101,7% (+0,3 punti rispetto al Psb), e della Francia, che prevede un peggioramento fino al 116,2% (+1,5 punti). In Germania, il debito è stimato al 63,9% del Pil in aumento rispetto al Dpb.
Per quanto riguarda il nuovo indicatore di spesa primaria netta finanziata da risorse nazionali, unico indicatore di riferimento della nuova governance economica europea, secondo l’Upb «si registra una certa eterogeneità nelle stime per il 2025: solo metà degli Stati membri prevedono di rispettare il limite annuo fissato dal Consiglio della Ue». In particolare, l’Italia rispetta i parametri, con un tasso di crescita della spesa all’1,3% e una riduzione cumulata nel biennio 2024-25 più ampia di quella richiesta. (
Per il 2025 l’Italia prevede, in linea con il Psb, un deficit al 3,3%, inferiore alla media Ue. In Francia il disavanzo, pur in linea con gli obiettivi recentemente rivisti del Psb, resta elevato (5,4%). Madrid stima un calo al 2,8%, ma il deficit rimane superiore rispetto al target del Psb per via delle misure post-alluvione. In Germania il Psb pubblicato a luglio ha rivisto il deficit al rialzo al 3,3% per via della modifica costituzionale al “freno all’indebitamento” che consentirà di adottare un ampio piano di investimenti infrastrutturali e spese per la difesa.
Per quanto riguarda l’avanzo primario, l’Italia che nel 2024 «ha registrato per la prima volta dall’inizio della pandemia un saldo primario in avanzo (0,4% del Pil), per il 2025 prevede un ulteriore miglioramento (avanzo allo 0,7% del Pil); la Francia resterebbe invece in disavanzo primario marcato (3,1%), superiore rispetto all’obiettivo fissato nel Psb. Anche la Spagna stima un risultato peggiore rispetto al target, prevedendo un deficit dello 0,1% rispetto all’avanzo dello 0,3% programmato nel Psb. In Germania, il nuovo Psb ha rivisto al rialzo il disavanzo primario al 2,2%, ben al di sopra del livello programmato nel Dpb autunnale».
Guardando al nuovo metodo di gestione dei conti pubblici introdotto dall’Ue, «che richiede un equilibrio tra sostenibilità di bilancio, investimenti in difesa e sostegno alla crescita, l’Italia mostra progressi nel consolidamento strutturale pur mantenendo il secondo debito più elevato in Europa». Per il 2025, gli Apr «anticipano un diffuso miglioramento delle prospettive di crescita, ma il contesto globale continua a deteriorarsi. Tutti i paesi della Ue, ad eccezione di Austria e Germania, prevedono una crescita positiva».
Guardando al disavanzo di bilancio nell’Ue, nel 2025 «è atteso in lieve aumento, al 3,4% del Pil tra i paesi dell’area dell’euro e al 3,5% tra i paesi della Ue, anche per l’impatto del maggiore indebitamento della Germania, che ha richiesto l’attivazione della clausola di salvaguardia per il finanziamento delle spese in difesa. Nel 2025 sarebbero 12 i paesi che supererebbero il 3% del Pil, con i livelli più alti previsti in Romania, Polonia e Belgio».
Per quanto riguarda il debito pubblico, nel 2025 è previsto in lieve crescita risultando in media pari all’83,6% per la Ue e al 90,2% per i paesi dell’area dell’euro. L’Italia manterrà il secondo debito più elevato (136,6%) dietro la Grecia.
Guardando alle politiche di bilancio, se nel 2024 «la maggior parte degli Stati membri dell’Ue ha adottato un orientamento di bilancio restrittivo, con l’Italia in testa per intensità del consolidamento strutturale» (la Germania ha invece seguito una linea prociclica, mentre la Francia ha mantenuto un profilo neutro), per il 2025, «il quadro si inverte: diciannove paesi prevedono politiche espansive, prevalentemente di natura anticiclica. La Germania adotta un orientamento espansivo grazie all’attivazione della clausola di salvaguardia per la difesa e al programma di investimenti infrastrutturali. La Francia, al contrario, assume un orientamento restrittivo di tipo prociclico. Italia e Spagna – si legge nel focus Upb – confermano una linea restrittiva, ma in chiave anticiclica; nel caso italiano, tuttavia, l’intensità del consolidamento previsto risulta significativamente più attenuata rispetto al 2024».
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