Meno distributori di carburanti in Italia, ma più grandi e moderni, in grado di offrire prezzi più bassi e servizi migliori: questo l’obiettivo della riforma della rete di distribuzione, inserita dal governo nel ddl Concorrenza, approvato in Consiglio dei ministri.
La norma prevede norme più rigide per gli impianti, per far chiudere quelli troppo piccoli e obsoleti, e fondi per finanziare la conversione a stazioni di ricarica elettrica o di biocarburanti.
Il ddl concorrenza avvia la razionalizzazione della rete, favorendo la chiusura o la riconversione degli impianti obsoleti e a basso erogato verso i biocarburanti e la ricarica elettrica. In Italia ci sono oltre 22.000 stazioni, contro le 14.000 in Germania e le 10.000 in Francia. Ma solo il 5% ha un erogato sopra i 3,5 milioni di litri all’anno, cioè la media dei distributori europei. Impianti più grandi, è la convinzione del governo, avranno le economie di scala per offrire prezzi più bassi.
Il ddl concorrenza prevede requisiti più rigorosi e maggiori controlli per le stazioni. Dal 2028, per ottenere una nuova autorizzazione, gli impianti dovranno inoltre offrire almeno una soluzione di alimentazione alternativa ai carburanti fossili (elettricità, biocarburanti o idrogeno). Per sostenere la trasformazione, è istituito un Fondo da 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030 (40 milioni all’anno). Viene previsto un contributo fino a 60.000 euro, nella misura massima del 50% delle spese sostenute, per i titolari di impianti di distribuzione del carburante che scelgano di riconvertirli in una stazione di ricarica di veicoli elettrici o per la vendita di biocarburanti.
Intanto, secondo Cna, il conto per il caro carburanti derivante dalla guerra nel golfo Persico nel solo mese di luglio ammonta a un miliardo di euro, con un costo complessivo da febbraio 2026 per famiglie e imprese italiane da oltre 4,5 miliardi di euro alla pompa.
Il prezzo medio della benzina self service si è attestato a luglio a 1,884 euro al litro, contro 1,647 euro di febbraio. L’incremento è di 23,7 centesimi, pari al 14,4%. Per il gasolio la media è salita da 1,692 a 2,001 euro al litro, con un aumento di 30,9 centesimi, pari al 18,3%.
L’ulteriore rincaro arriva nel momento più delicato per la mobilità delle famiglie e per le attività economiche legate al turismo, al commercio, ai trasporti e ai servizi. Luglio, infatti, è tra i mesi con il maggior consumo di carburanti, con oltre 3 milioni di tonnellate tra benzina e gasolio.
La crescita del prezzo del diesel produce l’impatto economico più consistente. Oltre l’80% dell’aggravio complessivo stimato da CNA è riconducibile al gasolio, carburante utilizzato in misura prevalente nell’autotrasporto, nella distribuzione delle merci, nei servizi alle imprese e in numerose attività artigiane.
Per un automobilista, rispetto allo scorso luglio, un pieno da 50 litri costa circa 7,50 euro in più con la benzina e quasi 17 euro in più con il gasolio. Per un’impresa che consuma mille litri di diesel, il maggiore costo supera i 330 euro.
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