Home Politica Divieto di coltelli: escursionisti e fungaioli insorgono contro il decreto

Divieto di coltelli: escursionisti e fungaioli insorgono contro il decreto

Il Cai Alto Adige boccia il Decreto sicurezza: «è un assurdità, possono salvare una vita in emergenza».

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Divieto di coltelli

Il coltello pieghevole per molti è un irrinunciabile compagno di gita. Serve a tagliare formaggio e speck o salame durante la sosta, ma anche per recidere i funghi che si trovano lungo il sentiero, per non parlare di emergenze e incidenti. Peccato che il “decreto Sicurezza“ in discussione al Parlamento preveda, senza eccezioni, il divieto di coltelli pieghevoli con oltre cinque centimetri di lama con un meccanismo di blocco della lama stessa e con una punta acuta.

Si tratta di un tipo molto diffuso tra escursionisti e fungaioli, come per esempio i modelli più grandi dei famosissimi coltellini svizzeri, dove comunemente la lama del coltello raggiunge anche i 7-8 cm, ben oltre i limiti di 5 cm ora fissati dal decreto.

Il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, si dice «letteralmente sconcertato dall’iniziativa legislativa. Ancora una volta si decidono delle cose, senza saperle e senza ascoltare gli esperti. E’ un’assurdità perché questi coltelli sono utilissimi per chi si muove nella natura e possono salvare vite». Non solo: sono utili da tenere anche in automobile, perché spesso contengono una lama cacciavite o un punteruolo e i più sofisticati anche una pinza.

Zanella sottolinea che con questo tipo di coltello si può tagliare in caso di bisogno un laccio, intervenire sulla ferita dopo un morso di una vipera, oppure liberare un capriolo rimasto ingarbugliato in un filo di recinzione elettrica dei pascoli. Sono indispensabili per tagliare i funghi alla loro base per non danneggiare il micelio sotterraneo, che garantisce poi la ricrescita di altri funghi. «Di certo non me lo porto dietro in montagna per fare l’assassino», ironizza.

L’avvocato Nicola Canestrini tranquillizza sotto il profilo delle conseguenze penali: «l’escursionista potrà invocare il giustificato motivo o chiedere l’archiviazione perché portare un coltello in montagna è fatto penalmente insignificante e spesso l’esito sarà proprio quello. Ma nel frattempo subirà una denuncia, iscrizione nel registro degli indagati, spese legali, tempo perso, frustrazione, sfiducia nella giustizia. E’ la solita logica del populismo penale: si legifera per titoli di giornale, non per risolvere problemi».

Zanella non mette in discussione un divieto di coltelli a scuola, però aggiunge che «ancora una volta il legislatore esagera, come è successo con l’obbligo di portare con sé la pala e l’Arva quando si va con le ciaspole sulla neve. Per determinate gite e condizioni meteorologiche è semplicemente ridicolo metterli nello zaino, ma – in via teorica – potrei essere multato se non lo faccio».

Il Cai Alto Adige spera ora in una modifica del testo del “decreto Sicurezza”, che in questi giorni inizia il suo iter al Senato e il senatore Svp, Meinhard Durnwalder, ha già annunciato un suo intervento in tale senso, unitamente ad altri parlamentari più assennati di coloro che hanno scritto frettolosamente il decreto.

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