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Elezioni regionali: in Val d’Aosta e nelle Marche flop di sinistre (e Salvini premier)

Bis di Acquaroli nelle Marche e probabile ingresso in maggioranza del centro destra nel governo aostano. Tracollo di Salvini nelle Marche, passato dal 22,4% del 2020 al 7,4%.

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I candidati governatori delle Marche: Matteo Ricci (a sx) e Francesco Acquaroli.

Ad urne chiuse, le elezioni regionali di Val d’Aosta e delle Marche confermano i governi uscenti, nonostante un ulteriore calo dei votanti, sempre più vicino a scendere sotto il 50% degli aventi diritto.

In Val d’Aosta gli autonomisti dell’Union Valdotaine si conferma primo partito con il 32%, mentre la coalizione uscente con il Pd probabilmente non avrà i numeri sufficienti, complice anche il calo delle forze di sinistra, mentre potrebbe avere qualche possibilità una formazione centrista basata sull’alleanza tra l’Union Valdotaine con FdI e FI che, dopo la mancata elezione di rappresentanti nel 2020, tornano ora in Consiglio regionale rispettivamente con l’11% e il 10,1% dei voti.

Politicamente più interessante il risultato alle elezioni regionali nelle Marche, dove la sfida tra centro destra e centro sinistra aveva anche una rilevanza sugli equilibri nazionali. Il governatore uscente del centro destra, Francesco Acquaroli ha centrato la rielezione con il 52,4% dei voti contro l’esponente del centro sinistra, con la coalizione guidata dall’eurodeputato Pd Matteo Ricci, penalizzato da un’inchiesta giudiziaria sul suo operato da sindaco di Pesaro e su alcune uscite fuori contesto locale durante la campagna elettorale, nonostante il buon risultato della sua lista personale con il 7,3%.

Interessante il risultato tra le varie forze politiche, con Fratelli d’Italia in spolvero con il 27,4%, in decisa crescita rispetto al 18,7% delle precedenti elezioni regionali, ma in leggera flessione rispetto alle politiche 2022 (29,1%) e delle europee 2024 (32,9%). La distanza rispetto alla formazione leader del centro sinistra, il Pd, è considerevole, con il 22,5% del 2025, in calo rispetto al 25,1% delle regionali del 2020 e delle europee del 2024 al 25,5%, ma in crescita rispetto alle politiche 2022 (20,4%). Limitato il contributo arrivato da M5s (5,1%) e Avs (4,2%).

Tra le forze della coalizione di centro destra, Forza Italia conferma il percorso di progressiva crescita, passando dal 5,9% delle regionali 2020 al 6,8% delle politiche 2022, al 8,6% delle regionali 2025, mentre alle europee 2024 Fi era in “bicicletta” con Noi Moderati al 7%. Sorprende il deciso calo della Salvini Premier, passata da un 22,4% delle regionali 2020 al misero 7,4 delle regionali 2025, intervallate dal 7,9% delle politiche 2022 e l’8,2% delle europee 2024. Un risultato che potrebbe costare a Salvini la guida della regione Veneto, legittimamente contesa da Fratelli d’Italia che pure in Veneto viaggia a multipli dei risultati conseguiti dai salviniani nelle ultime elezioni politiche ed europee.

Un ragionamento di opportunità potrebbe spingere Salvini a fare il bel gesto di rinunciare all’arrocco della guida del Veneto, sia per l’evidenza dei numeri, che in un’ottica di assetti in vista delle politiche 2027, anche in considerazione che oggi la Salvini Premier gode di una rappresentanza parlamentare decisamente superiore ai risultati elettorali effettivamente conseguiti, oltre il 16% degli eletti in Parlamento conto l’8% conseguito nelle urne. Tirare troppo la corda con Fi e, soprattutto, con FdI potrebbe costare a Salvini, a legge elettorale invariata, la rinuncia a più della metà dell’attuale pattuglia parlamentare. E, probabilmente, le maggiori spinte a tenere un profilo più basso e realistico sul Veneto sono, secondo voci di corridoio, proprio i parlamentari timorosi di perdere la poltrona. Tanto che in molti si stanno accasando tra le fila del generalissimo Vannacci, nella speranza di ridurre i danni del salvinismo che hanno fatto crollare i consensi alla Lega in tutt’Italia.

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