Ormai è campagna elettorale e il provvedimento adottato dal governo Meloni e pompato a manetta da tutti i parlamentari di maggioranza che hanno inondato di comunicati di giubilo le caselle dei quotidiani relativo all’abolizione del bollo auto e moto per il 2027 (ma con una forte ipoteca sugli anni successivi, a voto incassato, naturalmente) è destinato a rivelarsi solo a un pannicello tiepido quasi freddo, visto che il limite di potenza di 80 kW per le auto di fatto copre solo le utilitarie con potenza inferiore ai 108 Cv, tagliando fuori quasi tutte le auto delle famiglie che non siano la seconda auto, oltre alla quasi totalità dei modelli Diesel che non siano motorizzati dal glorioso 1.3 Multijet Fiat da 75 e 90 Cv.
Se il provvedimento voleva essere un aiuto a combattere il caro mobilità, forse Meloni ha toppato, visto che se volesse concretizzare le sue dichiarazioni di «coprire le famiglie» avrebbe fatto bene a prevedere un limite alla cilindrata piuttosto che alla sola potenza, prendendo a riferimento, ad esempio, quella da 1.600 cc, benzina o Diesel, questa sì rappresentativa delle vere auto di famiglia, spesso l’unica del nucleo familiare, che magari ha una potenza di 100 o 130 kW (130 o 175 CV). Con il risultato che queste famiglie rimarranno a bocca asciutta e a portafoglio vuoto.
La proposta, che si spera sia adeguata nel corso dell’iter di ratifica finale, costa 2,36 miliardi di euro ed e destinata al solo 2027 e vale per un solo veicolo per persona, auto o moto che sia, con il risultato di penalizzare l’utente singolo che magari ha l’auto e lo scooter, ma non la famiglia che ha due auto intestate singolarmente a marito e moglie (o altre tipologie di componenti).
Riguarda una platea di 14,5 milioni di veicoli, spesso vecchi, con ciò contrastando con i propositi di sostenere la transizione ecologica: forse, sarebbe stato meglio legare lo sconto al possesso di veicoli più recenti, Euro5 ed Euro6, rendendolo da subito strutturale e definitivo.
Meloni afferma di essere intervenuta «su una delle tasse più odiate dagli italiani e continuiamo sulla strada della riduzione del carico fiscale», salvo sorvolare sul fatto che oggi una delle tasse più odiate dagli italiani sono quelle accise che lei stessa aveva solennemente promesso di ridurre se non abolire durante la vincente campagna elettorale del 2022, salvo dimenticarsene cammin facendo, quando la loro abolizione sarebbe stata possibile agendo con un po’ più decisione nel contenimento della spesa pubblica – decisamente incrementata nei 4 anni del suo governo – a partire dal taglio degli sprechi clientelari, rimasti praticamente intonsi per paura di scontentare qualche sacca di consenso. E pure sul fronte della riduzione delle tasse, i dati sembrerebbero andare in direzione diametralmente opposta, con il record di pressione fiscale nel 2025 al 43,1% del Pil certificato dall’Istat.
Reazioni anche dal fronte dei consumatori: per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori «per mesi hanno raccontato la bufala che non avevano soldi e con questa scusa non sono intervenuti sulla benzina e fatto lievitare il prezzo del gasolio oltre 2,3 euro al litro. Ora, in piena contraddizione, da un lato lasciano che gli automobilisti continuino a essere spellati dal caro carburanti, secondo il principio più viaggi più paghi, più lavori con l’auto più di stango, in piena violazione dell’art. 53 della Costituzione e del criterio della progressività e della capacità contributiva, mentre dall’altro aboliscono, anche se parzialmente, una delle poche imposte patrimoniali rimaste. Una politica economica sballata e priva di logica».
Dubbi anche sulle modalità del taglio parziale del bollo auto che va ad incidere direttamente su una delle voci di entrata del bilancio delle regioni, con forti dubbi sulle modalità con cui saranno coperti i buchi. Per il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi, «se si tagliano le tasse non possiamo che esserne lieti, visto che la pressione fiscale con il governo Meloni è arrivata ai massimi da oltre 10 anni, al 43,1% del Pil. Ma perché hanno deciso di tagliare il bollo auto che va alle Regioni e non le accise sui carburanti che vanno direttamente allo Stato e che avrebbero da subito dato un sollievo a consumatori e imprese? Meno tasse si pagano e meglio è, ma allora andava abolita per sempre e non per un solo anno, guarda caso quello elettorale. Inoltre, c’è da chiedersi se verrà coperta col taglio della spesa pubblica improduttiva o se saranno tagliati servizi essenziali come la salute e, infine, se verranno aumentate altre tasse. Non solo: ad un Salvini che festeggia per il taglio del bollo auto, bisognerebbe chiedere se prima di questa decisione ne ha discusso con i suoi governatori garantendo loro entrate alternative. Non male per un politico sempre più parolaio che del regionalismo, del federalismo e dell’Autonomia ormai si fa solo gargarismi».
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