Il piano casa del governo Meloni è legge con l’approvazione definitiva al Senato con 106 voti a favore, contrarie tutte le opposizioni. Il piano stanza 10 miliardi di euro – ripartiti con un miliardo all’anno per i prossimi 10 anni: una miseria se confrontati con il bengodi grillino del Superbonus 110% che in 3 anni ha pompato 170 miliardi soprattutto nelle tasche di proprietari di ville, villette e anche 6 castelli, generando a corollario qualche decina di miliardi di truffe tra quelle andate a buon fine e quelle sventate dalla Guardia di Finanza – soprattutto per riqualificare l’enorme patrimonio abitativo pubblico, con molti alloggi inutilizzabili perché degradati.
La legge punta ad essere un volano per coinvolgere nel piano anche capitali privati, senza i quali la riqualificazione non avrebbe la necessaria spinta, specie per realizzare anche nuovi alloggi da destinare in via prioritaria a giovani coppie, studenti e lavoratori fuori sede (comeinsegnanti, personale sanitario e forze dell’ordine), separati e persone che non riescono a sostenere i prezzi di mercato pur non avendo un Isee basso.
La norma punta ad avviare un piano straordinario di ristrutturazioni e manutenzioni su 60.000 alloggi di edilizia pubblica, attraverso procedure accelerate e semplificazioni amministrative. Successivamente saranno messi in vendita o in affitto a prezzi più bassi di almeno il 33% rispetto a quelli di mercato. Individuare le case su cui intervenire sarà compito dell’architetto Felice Squitieri, da poco nominato commissario straordinario per il Piano casa. Resterà in carica fino al 31 dicembre 2027 con un compenso di 500.000 euro lordi e potrà operare con ordinanze in deroga, confrontandosi con enti locali e società pubbliche in un’apposita cabina di monitoraggio.
Tra i soggetti “attuatori”, sono indicati espressamente gli Iacp (l’Istituto autonomo case popolari) e Invitalia, oltre alla Cassa depositi e prestiti chiamata a gestire il “fondo dei fondi” destinato ad acquisire la compartecipazione dei soggetti privati. Coinvolti in qualche modo nella riqualificazione delle case popolari anche i comuni e gli enti locali che così potranno accedere direttamente ai fondi previsti, compresi quelli per la rigenerazione urbana da 4,3 miliardi di euro.
Confindustria Assoimmobiliare benedice l’approvazione al Piano ma rileva il nodo «irrisolto» della leva fiscale: il presidente Davide Albertini Petroni propone di consentire «la piena detraibilità» dell’Iva per chi fa locazioni residenziali e di ridurre l’aliquota Iva sugli affitti dal 10% al 5% (escluse le abitazioni di lusso).
Se la maggioranza festeggia, per le opposizioni la norma «è un intervento insufficiente, senza risorse nuove e senza una visione adeguata – denuncia Beatrice Lorenzin del Pd -. Di fronte a 650.000 famiglie in lista d’attesa, il governo prevede 100.000 alloggi in dieci anni, di cui 60.000 attraverso il recupero del patrimonio esistente. E le altre famiglie che faranno?».
Già, ma lo stesso Pd si dovrebbe interrogare circa le sue decisioni di fiancheggiare il Superbonus 110% quando era in maggioranza con il governo Conte 2. Si poteva già allora cambiare in profondità la destinazione del finanziamento della regalia grillina, destinandola principalmente verso gli Iacp e le cooperative edilizie, ma nulla fece.
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