Industrie ad alta intensità, automotive e tecnologie pulite: dopo vari rinvii, la Commissione europea propone l’Industrial Accelerator Act, la strategia tardiva per l’industria dopo che la Commissione Ue l’ha azzoppata con cui fisserà criteri di “Made in Europe” e di “basse emissioni di carbonio” per l’accesso ad appalti pubblici e altre forme di sovvenzioni pubbliche.
Il regolamento nasce dopo settimane di trattative intense e si applica a settori industriali strategici, come alluminio, cemento, acciaio, pannelli solari, nucleare e veicoli elettrici. L’obiettivo complessivo – al momento un’illusione, stante le condizioni normative, ambientali e di mercato – è garantire che l’industria manifatturiera rappresenti il 20% del Pil Ue entro il 2035.
La proposta prevede che da gennaio 2029 nei settori delle costruzioni e dell’automotive si applichino quote minime di prodotti a basso contenuto di carbonio (feticcio ambientale delle due commissioni a guida Ursula) e di origine europea: 25% per l’alluminio e 5% per il cemento. Per l’acciaio sarà invece previsto solo un requisito minimo del 25% a basso contenuto di carbonio.
Sul fronte delle tecnologie pulite, il regolamento indica le componenti a cui si applica il criterio di preferenza europea per l’accesso ad appalti e altre forme di incentivi, ovvero eolico, batterie, solare fotovoltaico, elettrolizzatori, pompe di calore e alcune componenti del nucleare.
Quanto all’automotive, la legge propone di applicare il criterio “Made in Europe” alle auto interamente assemblate nell’Unione, con almeno 3 componenti della batteria – tra cui le celle – e almeno il 70% di componenti non relativi alla batteria fabbricati nell’Ue.
Gli stessi criteri “Made in Europe” per l’accesso agli appalti pubblici saranno estesi ai Paesi terzi che garantiscono l’accesso reciproco agli appalti pubblici anche alle imprese europee. Per altri interventi pubblici, come programmi pubblici e aste, i partner potranno essere inclusi alla luce di un accordo di libero scambio o un’unione doganale con l’Ue.
Il regolamento interviene anche sugli investimenti esteri introducendo sei condizioni nei settori strategici che superano i 100 milioni di euro, per i Paesi che controllano più del 40% della capacità produttiva globale. Tra queste, il trasferimento di conoscenze, garantire un minimo del 50% di lavoratori europei o lanciare alleanze con una o più aziende Ue (con un massimo di 49% di capitale straniero). Almeno quattro delle sei condizioni dovranno essere rispettate. Tra le altre cose, il regolamento promuove la creazione di aree di accelerazione industriale con la creazione di poli industriali per attrarre investimenti nella decarbonizzazione. Si propone infine di snellire e digitalizzare le procedure di autorizzazione per i progetti industriali, introducendo uno sportello unico digitale.
La proposta “Industrial Accelerator Act” della Commissione Ue dovrà essere negoziata da Parlamento e Consiglio Ue per un accordo finale. Un cammino che sarà piuttosto difficoltoso, vista la necessità di purgare dal piano l’ideologia ambientalista che sta uccidendo la manifattura europea e, con essa, il benessere dei cittadini e la sopravvivenza delle imprese e dei posti di lavoro.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/diarioditalia
https://www.facebook.com/diarioditalia
© Riproduzione Riservata





































