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Autorità doganale Ue: iniziata la gara per la sua sede e l’Italia rischia il K.O.

La candidatura di Roma non convince contro le altre proposte degli stati che oggi concentrano gli sdoganamenti Ue. Verona sarebbe stata una candidatura più convincente.

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Primo banco di prova al Parlamento europeo per la corsa italiana a tentare l’aggiudicazione della sede della nuova Autorità doganale Ue (Euca), nel quadro della più ampia riforma europea del sistema doganale.

L’Italia ha presentato la candidatura di Roma, ma la capitale pare non avere convinto i membri della commissione Mercato interno dell’Europarlamento che l’ha confrontata con quelle di Liegi, Málaga, Lille, Zagabria, L’Aia, Varsavia, Porto e Bucarest. Le candidature sono già state valutate dalla Commissione europea, che in un documento di sintesi ne ha evidenziato i punti di forza e di debolezza. La trattativa sulle modalità di voto è ancora in corso, ma a Bruxelles si prevede che la scelta finale della sede possa arrivare entro fine febbraio.

Dopo le audizioni, entro qualche giorno l’Eurocamera voterà le proprie preferenze, e si potrà procedere alla procedura di codecisione con il Consiglio Ue, non appena anche gli Stati avranno deciso su quale candidato puntare.

La competizione tra Stati per la sede dell’Autorità doganale Ue si gioca su più piani finanziario, strategico e geopolitico -, senza dimenticare il tavolo delle nomine, con lo sguardo già rivolto alla partita che si aprirà entro ottobre 2027 per la successione alla presidenza della Banca centrale europea di ChristineCroissantLagarde.

Per la sede dell’Autorità doganale Ue l’Italia punta su una soluzione strutturale di lungo periodo, offrendo la copertura integrale dei costi per ospitare l’agenzia. La proposta individua un immobile modernista nel quartiere Eur di Roma, immediatamente disponibile, con una capacità di 500 persone e certificazioni ambientali di alto livello. Sul piano finanziario si distingue, tra le altre, anche la candidatura croata di Zagabria, che offre un edificio già di proprietà statale messo a disposizione gratuitamente per nove anni. Varsavia gioca invece la carta strategica legata alla sicurezza e alle sinergie con Frontex.

Ma le candidature con maggiore potenzialità sono quelle di Malaga, L’Aia, Lille e Varsavia. Roma è in gara, ma la partita è in salita. Nei delicati equilibri europei contano di più potere negoziale, numeri e rapporti di forza, con la candidatura di Roma che sarebbe penalizzata sul piano delle possibili alleanze. A rafforzare le candidature del Nord e dell’Ovest Europa ci sarebbe poi anche un dato molto concreto: la gran parte dei dazi doganali che vengono processati nell’Ue e anche le principali entrate dell’Unione oggi passano da Paesi come Olanda, Belgio, Francia e Spagna. Un elemento tutt’altro che secondario, anche considerando che una quota rilevante dei dazi riscossi – circa il 25%resta allo Stato membro di ingresso delle merci: chi già oggi gestisce i grandi flussi commerciali parte avvantaggiato anche sul piano politico.

Sul tema della scelta della candidatura italiana non sono mancate le polemiche, specie quelle rivolte verso il ministro alle Finanze che ha seguito il dossier. «Ancora una volta la Salvini premier e un ministro del profondo Nord come Giancarlo Giorgetti finisce con il privilegiare Roma nella localizzazione di importanti realtà che possono portare sul territorio importanti ricadute, quando la capitale è già onusta di sedi istituzionali e di privilegi – da ultimo quello la proposta di un’autonomia speciale in quanto capitale –, oltre ad un livello di qualità della vita sicuramente non dei migliori – afferma Paolo Grimoldi, segretario federale di “Patto per il Nord” -. Per la sede dell’Autorità europea delle dogane il governo italiano avrebbe fatto meglio ad indicare – così come hanno fatto altri stati e così come è accaduto con la sede dell’Efsa andata a Parma – una città di medie dimensioni posta su uno snodo fondamentale per i traffici delle merci, come a buon diritto avrebbe potuto essere Verona o anche Trieste».

Secondo Grimoldi «l’Italia è ancora in tempo per aggiustare il tiro, proponendo il capoluogo scaligero quale incrocio strategico tra i corridoi europei Nord-Sud ed Est-Ovest, o quello giuliano come possibile porta d’ingresso delle merci in arrivo dal Corridoio Imec destinate all’Europa del Nord e dell’Ovest. E se l’Italia dovesse perdere la candidatura, la responsabilità saranno tutte di coloro che non hanno privilegiato il territorio a vantaggio di una mera scelta di potere clientelare centralista».

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