L’Appennino sul piede di guerra sul concetto di montagna e le sue caratteristiche a seguito della riclassificazione dei comuni montani proposta dal ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli, perché con la nuova metodica molte aree dell’Appennino uscirebbero dalla classificazione di area montana, perdendo finanziamenti e la possibilità di rientrare in norme dedicate.
Attualmente i comuni classificati come montani sono circa uno su due, 4.000, che con le nuove norme passeranno a 2.800. Il primo criterio stabilisce che un comune, per essere montano, deve avere il 25% di superficie sopra i 600 metri di altitudine e il 30% di superficie con almeno un 20% di pendenza. In alternativa, un secondo criterio stabilisce che si può ritenere comune montano anche un territorio con altimetria media superiore ai 500 metri. Infine un terzo criterio prevede un’altimetria media più bassa, ma che consenta di considerare montani anche quei comuni che sono interamente circondati da territori che rispettano i primi due criteri.
«È da oltre settant’anni – dice Calderoli – che si aspettava un rinnovo complessivo e funzionale dei criteri, soprattutto considerando quelli in vigore fino a ieri. Ci abbiamo lavorato molto e siamo alle battute finali».
La notizia, annunciata da Calderoli da Cortina, in occasione delle celebrazioni della Giornata internazionale della montagna è stata molto discussa all’Aquila dove è in corso l’assemblea dell’Uncem, l’Unione dei comuni montani e dove a farsi portavoce dei malumori appenninici è stato l’assessore regionale dell’Emilia Romagna, Davide Baruffi (Pd) che è anche il responsabile degli enti locali della segreteria Schlein. Secondo Baruffi i criteri individuati da Calderoli sono «irricevibili. Con un algoritmo truffaldino si tagliano un terzo dei comuni montani sul piano nazionale e oltre il 40% di quelli dell’Emilia Romagna. Sarà tutto l’Appennino a essere penalizzato, ovvero la dorsale del Paese. Non è un caso che l’annuncio del Ministro venga da Cortina: è una controriforma pensata per le Alpi e contro l’Appennino, contrapponendo territori e territori, comuni e comuni. D’altro canto, se le risorse stanziate sono sempre le stesse del passato, cioè pochissime, ma si annunciano mirabolanti nuovi servizi, allora l’unico modo per distribuire qualche euro in più a chi starà dentro è tagliare fuori tutti gli altri».
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