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Le bevande dealcolate in Italia sono ancora ferme al palo per mancanza del decreto

La denuncia dell’Unione italiana vini. Castelletti: «competitor in vantaggio di quattro anni e imprese italiane sono ancora in attesa».

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Unione italiana vini (Uiv) sollecita la chiusura del dossier sulle bevande dealcolate attraverso una tempestiva adozione del decreto interministeriale MefMasaf attuativo della disciplina fiscale, ancora in stallo da oltre due mesi alla Ragioneria di Stato. È quanto evidenziato in una lettera inviata da Uiv ai due ministeri competenti (Agricoltura ed Economia).

Numerose aziende vitivinicole italiane – riporta Uivhanno intrapreso rilevanti investimenti sia sul piano infrastrutturale – mediante l’acquisto e l’installazione di impianti per la dealcolazione –, sia in termini di formazione e posizionamento di prodotto sul mercato delle bevande dealcolate. «Da tempo chiediamo al Governo di poter operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei – ha detto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti –, i quali beneficiano ormai da quattro anni del vantaggio introdotto dal Regolamento UE pubblicato nel dicembre 2021. Le nostre imprese sono pronte da tempo, molte di esse hanno già effettuato investimenti, ma di fatto oggi dealcolare in Italia è ancora vietato, per questo chiediamo di dare seguito urgente all’approvazione del decreto-legge fiscale».

Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini, il settoreNo.Lo.” (no e low alcohol) è uno dei pochi a crescere in un contesto mondiale di forte difficoltà per il vino. L’attuale mercato globale della categoriaNo.Lo.” – in cui rientrano anche i dealcolativale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere i 3,3 miliardi di dollari entro il 2028. Una nicchia di mercato per cui stima con un tasso di crescita annuale composto (Cagr 2028/24) dell’8% a valore e del 7% a volume. Quest’anno solo gli “alcohol-free” hanno il piede incollato all’acceleratore; secondo le elaborazioni Uiv su base NielsenIQ, sul circuito retail di USA, UK e Germania i vini a zero gradi, pur rappresentando ancora una quota minoritaria, sono protagonisti di una crescita esponenziale: nei primi nove mesi dell’anno, volumi sul mercato tedesco a +46%, con share del 5% sul totale “No.Lo.”, +20% sul mercato britannico (23% sul totale) e +18% sulla piazza statunitense, con quota del 17% sul totale della categoria a basso grado. Eccettuato il mercato tedesco, dove si è in controtendenza rispetto al mercato (-23%), gli “alcohol-freeitaliani (prodotti giocoforza all’estero, con maggiori costi logistici per la bisogna) performano bene in UK (+6% volume e +10% valore) e in USA, con +17% lato volume e +24% sulla colonna valore. Su questo mercato l’Italia rappresenta il 6% del totale vendite vini a zero gradi, quota che sale all’11% sulla piazza tedesca e al 24% su quella britannica.

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