Home Politica Legge elettorale, a voto segreto Meloni finisce sgambettata sulle preferenze

Legge elettorale, a voto segreto Meloni finisce sgambettata sulle preferenze

Per un solo voto non passa la proposta del premier. Le opposizioni festeggiano. Grimoldi: «era un accrocchio buono solo per le segreterie di partito. Si abbia il coraggio di passare ai collegi uninominali con elezione a doppio turno».

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Una seduta parlamentare.

Era nell’aria e puntualmente si è concretizzato lo sgambetto nella votazione a voto segreto sulla proposta della nuova legge elettorale con un misto tra capolista bloccati, candidature plurime e preferenze: un accrocchio insoddisfacente per tutti e come tale finito infilzato per un solo voto, 187 a favore e 188 contrari, con le opposizioni che festeggiano allo scivolone della maggioranza guidata da Giorgia Meloni.

Il sistema proposto dopo un’infinita trattativa e dosi industriali di antiacido ingollato a fatica da Salvini Premier e Forza Italia, le due uniche forse di maggioranza sempre contrarie al ripristino delle preferenze alle elezioni politiche, era sostanzialmente un rimedio peggiore del sistema attuale che si voleva cambiare.

Che cambiare legge elettorale sia una necessità, a partire da quella di favorire un maggiore coinvolgimento degli elettori se non si vuole assistere a una crescita senza limiti dell’astensionismo che finisce con il delegittimare in profondità la politica, è sotto gli occhi di tutti, anche per cercare di togliere dalle grinfie delle segreterie di partito la definizione dei futuri eletti, spesso concretizzata in personaggi di scarsa qualificazione e pure con una fedina penale non del tutto immacolata.

Sull’esito del voto segreto che ha sgambettato Meloni interviene il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi: «l’esito era nell’aria, perché la proposta portata al voto era un accrocchio politico, tra il capolista bloccato che poteva fare fino a cinque candidature plurime e i successivi sei candidati in lista sottoposti al voto con preferenza multipla fino a tre con alternanza di genere. Un sistema poco trasparente, che finiva con il penalizzare la rappresentatività del territorio, con candidati spesso paracadutati dalle varie segreterie. Ora si abbia il coraggio di voltare pagina e di ripartire con il piede giusto».

Per Grimoldi la ripartenza del grande gioco della riforma elettorale «è quella indicata dal politologo Roberto d’Alimonte, un sistema basato completamente su piccoli collegi uninominali con doppio turno per l’elezione che al primo turno non conquistano il 50% dei voti, superando anche la necessità di un premio di maggioranza e con il risultato di tradurre nella pratica quel premierato desiderato dalla stessa Giorgia Meloni, ma che non ha la forza di imprimere nella Costituzione. Sarebbe la quadratura del cerchio, che ridarebbe agli elettori il potere loro levato dalle segreterie di partito, che valorizzerebbe la personalità del candidato e che darebbe chiarezza alle coalizioni senza inciuci post voto».

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