Manovra 2026: nessuna proposta per sanare la tagliola del 26% sui rendimenti annuali delle casse previdenziali privatizzate

Grimoldi (Patto per il Nord): «La salvini Premier con il sottosegretario Durigon pensa di anticipare i pensionamenti a carico delle casse pubbliche, ma si dimentica di 1.849.000 iscritti alle gestioni sostitutive Inps che subiscono un trattamento penalizzante per le loro pensioni».

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Manovra 2026
Il neo segretario di "Patto per il Nord", Paolo Grimoldi.

Puntuale come una malattia, anche nella Manovra 2026 arriva la proposta della Salvini Premier per mano del sottosegretario Claudio Durigon di allentare in qualche modo i vincoli pensionistici al fine di agevolare il pensionamento anticipato delle persone, nonostante sia risaputo che con il sistema contributivo e l’allungamento dell’aspettativa in vita tanto più si anticipa, tanto meno consistenti sono le pensioni erogate. Con il risultato che tanti neo pensionati che incassano da pensione il 45/60% del loro ultimo stipendio per sopravvivere sono costretti a continuare a lavorare.

Ma il problema concreto che nessun esponente politico pare volere affrontare dal 2014 a questa parte è un altro: «è l’unicum a livello europeo della doppia tassazione che grava su oltre 1.849.000 lavoratori autonomi iscritti alle casse previdenziali privatizzate sostitutive dell’Inps, ai quali viene applicato un prelievo annuale del 26% (innalzato dal precedente 21% dal governo di Matteo Renzi) sui rendimenti maturati nell’anno, oltre a subire un prelievo fiscale proporzionale all’atto dell’erogazione delle pensioni», afferma il neo segretario nazionale di “Patto per il Nord, Paolo Grimoldi.

Di fatto, il doppio prelievo fiscale sulle pensioni dei lavoratori professionali costituisce un pesante vulnus sull’ammontare delle future pensioni, nell’ordine di circa il 12% delle future pensioni, già di loro oltremodo magre con il sistema di calcolo contributivo. «Oltre a costituire una pesante discriminazione degli iscritti delle casse previdenziali privatizzate rispetto ai lavoratori iscritti all’Inps – commenta Grimoldi -, per i quali la tassazione annuale dei loro montanti previdenziali non è giustamente prevista».

In attesa che qualche giudice o le stesse casse previdenziali privatizzate sollevino la questione di costituzionalità dinanzi alla Consulta per l’evidente disparità di trattamento ai danni dei lavoratori autonomi, «sarebbe oltremodo doveroso che la politica nella Manovra 2026 intervenisse per sanare questa pesante discriminazione che interessa la parte di lavoratori a maggiore specializzazione della Nazione» prosegue Grimoldi. Lavoratori che sempre più spesso guardano all’estero per il loro futuro professionale, come tanti medici, infermieri, ingegneri, ecc. fanno già deprivando il Paese di conoscenza e di servizi qualificati.

Grimoldi avanza una possibile soluzione di buon senso: «sanare questa discriminazione sarebbe possibile a saldi invariati della Manovra 2026 destinando le risorse previste della Rottamazione Quinquies (circa 2 miliardi) alla copertura dell’azzeramento del prelievo fiscale sul rendimento annuale dei montanti pensionistici della casse previdenziali privatizzate. Avrebbero tutti da guadagnarci: i contribuenti onesti, i professionisti e pure la politica che avrebbe la riconoscenza di un bacino di elettori superiore a quello che non ha rispettato i propri obblighi fiscali».

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