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Maxi multa Ue da 890 milioni a Google, nel mirino Search e Play Store

Il colosso replica: «il Digital Markets Act danneggia i prodotti amati dagli europei» Soddisfatto il Beuc.

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Maxi multa della Commissione europea non arretra davanti alle pressioni di statunitensi e infligge un nuovo colpo ai colossi della realtà digitale sanzionando Google con due multe per un totale di 890 milioni di euro, una decisione destinata a riaccendere le tensioni con gli Stati Uniti proprio mentre le due sponde dell’Atlantico cercano di consolidare la tregua commerciale siglata un anno fa dopo mesi di attriti sui dazi.

Le sanzioni si inseriscono nel quadro del “Digital Markets Act” (Dma), la legge europea volta a contrastare le pratiche anti-concorrenziali delle grandi piattaforme considerate le porte d’accesso ai mercati digitali. Google è la terza società a passare sotto le forche caudine del Dma dopo le multe da 500 milioni ad Apple e da 200 milioni a Meta inflitte nell’aprile dello scorso anno.

Due i filoni dell’indagine aperta nel marzo 2024. Il primo, costato a Google 460 milioni di euro, riguarda Google Search. Secondo Bruxelles, il motore di ricerca ha continuato a favorire i propri servizi, dallo shopping allo sport, garantendo loro una visibilità maggiore rispetto ai concorrenti. Il secondo, da 430 milioni, colpisce invece Google Play Store, accusato di aver impedito agli sviluppatori di app di proporre offerte più convenienti ai clienti al di fuori dello store e di aver applicato commissioni di intermediazione superiori a quanto consentito dalla legge.

Google avrà ora 60 giorni per adeguarsi alle richieste della Commissione. In caso contrario, scatteranno sanzioni periodiche che potranno arrivare fino al 5% del fatturato globale. Fatturato che ha visto il secondo trimestre 2026 chiudere con ricavi in aumento del 26% a 119,8 miliardi di dollari, sopra le attese degli analisti, mentre l’utile per azione è risultato pari a 9,11 dollari. Quelle annunciate dalla Commissione rappresentano appena lo 0,22% del fatturato globale del gruppo. Una percentuale che, secondo Bruxelles, tiene conto della gravità delle violazioni, ma anche della novità della normativa e delle modifiche introdotte nel frattempo dall’azienda.

Secondo Google, il Dma sta producendo l’effetto contrario a quanto dichiarato. Il gruppo sostiene di essere costretto a eliminare funzioni molto apprezzate dagli utenti europei, come i prezzi e la disponibilità in tempo reale di hotel, voli e ristoranti, oltre a smantellare le protezioni di sicurezza di Google Play. «Questa non è concorrenza leale – ha dichiarato Kent Walker, presidente degli Affari globali di Google e Alphabet -. La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli».

L’amministrazione targata Donald Trump ha più volte accusato Bruxelles di prendere di mira le Big Tech americane, ventilando ritorsioni commerciali. Questa settimana un gruppo di parlamentari repubblicani ha chiesto alla Casa Bianca di reagire contro le norme digitali europee definite come “discriminatorie”, anche con l’avvio di nuove indagini commerciali che potrebbero tradursi in ulteriori dazi. Da Bruxelles si respinge questa lettura affermando come «la nostra legislazione digitale non è oggetto di negoziazione».

L’Organizzazione europea dei consumatori (Beuc) sostiene le decisioni pubblicate dalla Commissione europea, secondo cui Google ha violato il Digital Markets Act (Dma) adottando pratiche di “anti-steering” e di “self-preferencing”.

Se Google non dovesse soddisfare le richieste europee, secondo il Beuc la Commissione dovrebbe applicare sanzioni più severe, in considerazione del fatto che la condotta di Google ha probabilmente ridotto la scelta a disposizione dei consumatori nel motore di ricerca e potrebbe aver determinato abbonamenti più costosi a causa delle commissioni associate all’utilizzo del Play Store.

«Google ha limitato la scelta dei consumatori e ha compromesso la concorrenza leale nei mercati digitali. Era giunto il momento che la Commissione facesse rispettare la legge e fbar cessare il comportamento illegale di Google» ha dichiarato Agustín Reyna, direttore generale del Beuc.

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