Spiragli di dialogo tra Brasilia e Bruxelles all’indomani dello scontro frontale sullo stop dell’ingresso della carne brasiliana in Europa deciso dalle autorità comunitarie, a partire dal prossimo 3 settembre, nonostante il trattato con il Mercosur appena fatto decollare con applicazione provvisoria in gran pompa dal presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Una polemica che ha riacceso il confronto politico sul Trattato tra l’Ue e il Mercosur: al termine di una riunione tra l’ambasciatore di Brasilia presso l’Unione europea, Pedro Miguel da Costa e Silva, e le autorità sanitarie comunitarie, l’Ue ha accettato di valutare separatamente i diversi prodotti animali esportati dal Brasile per verificare singolarmente il rispetto delle norme sanitarie comunitarie.
Per il governo brasiliano, la decisione di dialogare è un primo segnale di apertura nei negoziati dopo l’esclusione del Brasile dalla lista dei Paesi autorizzati a esportare determinati prodotti di origine animale nel blocco europeo, perché accusato di usare antimicrobici.
Il nuovo approccio rappresenta un primo passo avanti perché, secondo Brasilia, in questo modo si supera una valutazione indistinta dell’intero comparto agroalimentare, introducendo verifiche specifiche per ciascun prodotto esportato.
L’annuncio del blocco è stato accolta molto male dal governo di Lula. In una nota di fuoco Brasilia si è detta “sorpresa” da questa decisione, quindi ha ribadito di avere «un sistema sanitario solido e riconosciuto a livello internazionale» grazie al quale «il Brasile è il maggiore esportatore mondiale di proteine animali e il principale fornitore di prodotti agricoli per il mercato europeo».
Ora le diplomazie sono al lavoro: il gabinetto della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, si è riunito con le direzioni generali competenti sul tema, mentre a Brasilia s’è costituito una sorta di unità di crisi interministeriale per risolvere il problema.
Nella versione iniziale del regolamento europeo, l’esclusione del Brasile avrebbe potuto colpire in modo generalizzato carne bovina, pollame, uova, pesce, insaccati, animali vivi e perfino il miele a partire dal 3 settembre, data prevista per l’entrata in vigore delle nuove norme Ue sugli antimicrobici. Con il nuovo orientamento, anche nello scenario peggiore, si consentirebbe di limitare eventuali restrizioni soltanto ad alcune categorie, evitando il blocco totale delle esportazioni.
Il ministero dell’Agricoltura brasiliano ha annunciato che invierà entro dieci giorni documenti aggiuntivi per dimostrare il mancato utilizzo di antimicrobici vietati negli allevamenti destinati all’export. Un tema assai rilevante per l’economia del paese: basti pensare che il blocco all’export brasiliano di carne nell’Ue potrebbe mettere a rischio oltre 2 miliardi di dollari di esportazioni agroalimentari dal Brasile.
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