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Ora legale, parte l’iter per renderla permanente

Possibile prima una fase sperimentale. Dal 2004 risparmiati 2,3 miliardi sulle bollette. La spinta anche per un migliore spetto salutistico secondo la Sima.

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Ora legale

L’ora legale sta per arrivare tra sabato 28 e domenica 29 marzo e quella 2026 potrebbe essere l’ultima volta grazie alla partenza alla Camera dell’iter parlamentare per renderla permanente in Italia. La commissione Attività produttive ha approvato l’avvio dell’indagine conoscitiva «sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale: effetti e ricadute sui settori», presentata lo scorso novembre su impulso di Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti (Salvini premier). Al termine, fissato per la fine di giugno, potrebbe anche essere deciso l’avvio di una prima fase sperimentale.

La discussione trae origine dalla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea nel 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini europei: l’84% si espresse a favore dell’abolizione del cambio d’ora. Nel 2019 il Parlamento europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale o solare permanente; tuttavia il processo si è arenato a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri, lasciando il tema sospeso.

Nel documento che da il via all’indagine conoscitiva si sottolinea come tre ricerche presentate in sede europea concordino sul fatto che l’abolizione del cambio di orario e l’applicazione di unico sistema per l’intero anno comporterebbe un documentato risparmio energetico e un vantaggio per il mercato interno europeo e il trasporto. Gli ultimi dati ufficiali forniti da Terna e riferiti all’Italia attestano tra il 2004 e il 2025 «un minor consumo di energia elettrica dovuto all’ora legale di oltre 12 miliardi di kWh» che ha comportato, in termini economici, «un risparmio per i cittadini di circa 2,3 miliardi di euro».

Sull’aspetto salutistico, la Società Italiana di Medicina Ambientale ha evidenziato come, grazie all’ora legale, le emissioni di CO2 in atmosfera «si riducano tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate in meno all’anno», pari a quella assorbita piantando dai 2 ai 6 milioni di nuovi alberi.

«Alla luce delle evidenze raccolte – si scrive nella richiesta di avvio dell’iter di consultazione alla Camera – appare opportuno promuovere un’indagine conoscitiva per valutare in modo oggettivo gli impatti dell’ora legale permanente sul territorio nazionale sul comparto energetico e produttivo italiano. Tale studio dovrebbe coinvolgere enti di ricerca e organismi economici, al fine di fornire al Parlamento e al Governo un quadro aggiornato sui benefici e sulle criticità della misura. La decisione finale non può prescindere da una visione complessiva che tenga conto della sostenibilità energetica e della competitività economica».

L’indagine conoscitiva si pone diversi obiettivi e valuta tra l’altro la possibilità di una fase di sperimentazione con una proroga dell’ora legale. L’approfondimento riguarderà un confronto tra modelli che prevedono cambio stagionale dell’orario o adozione dell’ora legale permanente e la valutazione degli effetti socio-economici, delle ricadute sul tessuto produttivo del Paese in termini di potenziale risparmio energetico e aumento della produttività. Sono poi previste un’analisi dei dati e della documentazione attualmente reperibile e delle valutazioni fornite dai soggetti ascoltati in Commissione.

Il prossimo passo saranno ora le audizioni dei soggetti che saranno chiamati ad esprimere un proprio parere e presentare studi, ricerche e dati sugli effetti dell’ora legale permanente, Saranno ascoltati i rappresentanti di istituzioni, autorità indipendenti, Commissione europea e Parlamento Ue, organizzazioni internazionali operanti nel settore, associazioni di categoria (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, ecc.); associazioni dei consumatori ed esperti del settore provenienti dal mondo accademico o da istituti di ricerca. L’intento è quello di chiudere l’indagine conoscitiva entro il prossimo 30 giugno. In tempo quindi per decidere di non tornare più all’ora solare.

Certo, poi rimane il problema di un coordinamento europeo, perché, ad esempio, se l’Italia decidesse di mantenere stabilmente l’ora legale tutto l’anno, l’Austria e la Svizzera no e la Germania facesse come l’Italia, si porrebbe il problema di affrontare un cambio d’ora per l’attraversamento dei paesi posti sui corridoi internazionali che attraversano l’Unione europea. Quindi, se ora legale deve essere (e dovrebbe esserlo), questa deve essere razionalizzata a livello europeo, almeno per l’area continentale, con la possibilità per i soli paesi della penisola scandinava, oggettivamente penalizzati, di mantenere il cambio di ora.

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