Nonostante l’allungamento dell’aspettativa di vita, nonostante la sempre più marcata carenza di lavoratori, il sottosegretario al Lavoro e vicesegretario della Salvini premier con delega al Centro e al Sud, Claudio Durigon, s’ostina a fare una promessa elettorale di fatto irrealizzabile: mandare in pensione la “Fornero” e consentire il pensionamento a 64 anni invece che a 67 e un mese.
«Come Salvini premier stiamo studiando la possibilità di inserire nella manovra una flessibilità in uscita che consenta, nella piena libertà di scelta dei lavoratori, di andare in pensione a 64 anni» afferma il sottosegretario. Se questa idea passasse, «non ci sarebbe bisogno di bloccare l’aumento dei requisiti» dell’età pensionabile (a gennaio 2027 scatta l’aumento di un mese) perché «ci sarebbe la possibilità di poter lasciare il lavoro prima dei 67 anni e 1 mese. Dunque, un intervento escluderebbe di fatto l’altro».
La proposta salviniana prevede il calcolo dell’assegno per intero con il sistema contributivo ma per Durigon «è bene intendersi sul concetto di penalizzazione: chi, come me, ha cominciato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e si trova nel sistema contributivo può considerarsi penalizzato rispetto a chi ha iniziato prima? Nel caso di uscita dal lavoro a 64 anni si dovrebbe accettare di sottoporsi a questo sistema di calcolo che riguarderà sempre più lavoratori, compresi i nuovi assunti».
Quanto all’ipotesi di vincoli o sull’anzianità contributiva o sull’importo minimo dell’assegno per il pensionamento a 64 anni, Durigon si limita a rispondere che la proposta è ancora in fase di definizione e «a tempo debito la presenteremo nei dettagli». Già, un tempo che mai verrà, perché il suo stesso compagno di partito, il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, non ha sufficiente spazio di manovra per soddisfare tutte le richieste preelettorali dei partiti di maggioranza Salvini premier in prima fila.
Da politicante di bassa lega (con la “L” minuscola) ed esperto arruffapopolo, Durigon si guarda bene dal ricordare come con il sistema contributivo il rendimento delle pensioni è sempre più basso ed è giocoforza obbligatorio lavorare di più, specie per i lavori non usuranti, per arrivare a mettere assieme un assegno che non sia da futuro povero assistito dalla Caritas, specie al Nord, dove la povertà è dilagante complice l’alto costo della vita.
Se Durigon vuole fare qualcosa di utile, dovrebbe intervenire subito nel tagliare l’assurdo, ingiustificato e discriminatorio prelievo annuale del 26% gravante sui rendimenti delle casse previdenziali privatizzate di quasi 2 milioni di professionisti sostitutive dell’Inps voluto dal governo di Matteo Renzi per finanziare la regalia degli 80 euro mensili per i lavoratori dipendenti. Se le casse previdenziali professionali svolgono una funzione analoga all’Inps, devono potere fruire delle medesime condizioni di servizio, a partire da una tassazione spostata solo sull’erogazione finale della rendita pensionistica, come è giusto, non anche sulla fase di accumulo del montante per non castrare le future pensioni, già di loro basse. Ma è lecito dubitare che ne sia capace.
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