Home Politica Ponte sullo Stretto, nuove polemiche fra Salvini e Corte dei Conti

Ponte sullo Stretto, nuove polemiche fra Salvini e Corte dei Conti

Salvini: «incredibile criticare un decreto che ancora non c'è». Grimoldi: «utilizzare i fondi già disponibili per il Ponte per il ripristino delle infrastrutture siciliane danneggiate da Harry. Ma occhio agli indennizzi per gli edifici abusivi».

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ponte sullo stretto

Prosegue il duello fra i magistrati della Corte dei Conti e il vicepremier e ministro dei Infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini, sul ponte sullo Stretto di Messina. Il contendere è il decreto sulle grandi opere atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri di mercoledì di cui le organizzazioni ambientaliste hanno già diffuso la bozza, mentre Salvini afferma «non esistere ancora» e dal Mit dicono che l’obiettivo del testo è di «conformarsi con efficienza alla Corte dei Conti».

Il Mit sta preparando uno schema di decreto legge per superare l’impasse della bocciatura della Corte dei Conti alla delibera del governo sul progetto del ponte. Sulla bozza del decreto l’associazione dei magistrati della Corte dei Conti ha espresso tutta la sua «forte preoccupazione» sulle indiscrezioni trapelate. Secondo i magistrati contabili, il decreto «punta a sbloccare il progetto del Ponte sullo Stretto aggirando i rilievi di illegittimità già sollevati dalla Corte. Il provvedimento – insistono i magistrati -, se approvato, prevederebbe l’emanazione di una nuova delibera Cipess, ma svuoterebbe di contenuti il controllo di legittimità della Corte dei Conti» e «introdurrebbe un ulteriore scudo per escludere la responsabilità per colpa grave anche in caso di danni alle finanze pubbliche».

Per Salvini quello in circolazione «non è il testo definitivo. Vogliamo agire nel massimo della trasparenza e replicare ai rilievi della Corte dei Conti: questo ci sarà nel decreto, e che i magistrati contestino ancora prima che ci sia mi fa venire il dubbio che qualcuno pregiudizialmente e per pregiudizi politici non voglia il Ponte».

Dal Mit assicurano che il decreto «non avrà alcun intento di limitare le competenze e il ruolo della Corte dei Conti ma, al contrario, avrà l’obiettivo di conformarsi ai rilievi della Corte rilasciati sulla delibera Cipess e sul III Atto aggiuntivo alla convenzione». L’obiettivo delle nuove misure, prosegue il Mit, «è ottenere una registrazione piena» di questi due atti «che saranno aggiornati e trasmessi per il previsto esame di legittimità, insieme alla documentazione prevista dal Decreto legge 35/2023».

Quando al commissario ad acta, che secondo gli ambientalisti si troverebbe in «conflitto di interessi», questo, afferma il Mit, «opererebbe, senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con la finalità di promuovere una maggiore efficienza della procedura approvativa in considerazione della complessa normativa speciale in vigore».

Secondo la bozza di decreto diffusa dalle organizzazioni ambientaliste, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina viene nominato anche commissario straordinario del governo, per la prosecuzione dell’iter del progetto. Fatto che configurerebbe una situazione di “conflitto di interesse”.

Attorno al ponte sullo Stretto di Messina c’è anche la questione degli indennizzi subiti dalle regioni Sicilia, Calabria e, in misura minore, dalla Sardegna dopo il passaggio del ciclone Harry. Secondo il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi, «visto che sarà molto difficile fare partire il cantiere del ponte, si utilizzino subito le risorse già stanziate per mettere in sicurezza le infrastrutture danneggiate dal ciclone provvedendo anche ad una riqualificazione ambientale generale dei territori danneggiati. Coni 14 miliardi già stanziati per il Ponte si possono realizzare interventi strutturali per rilanciare un territorio deficitario, proprio a partire dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, elettriche e ambientali, come la depurazione degli scarichi fognari che costano all’Italia ogni sei mesi multe europee per decine di milioni».

Grimoldi lancia però un altolà: «molti edifici danneggiati dal ciclone e dalla frana con molta probabilità sono stati realizzati non rispettando le norme urbanistiche. Anche se hanno beneficiato di una delle tante sanatorie urbanistiche succedutesi nel tempo, gli edifici nati abusivi in luoghi dove non dovrebbero essere stati realizzati, come in fronte al mare o in vicinanza dei corsi d’acqua, non dovrebbero beneficiare degli indennizzi pubblici. Sarebbe l’ennesima presa in giro per i cittadini onesti e per tutti i contribuenti ora chiamati a dare la doverosa solidarietà alle popolazioni danneggiate».

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