Lo Spid di Poste diventa a pagamento, ma solo a partire dal secondo anno. E’ quanto viene comunicato sul sito PosteId dove compare la comunicazione di «modifica unilaterale delle condizioni di servizio» dove si afferma come «il servizio rimane gratuito per il primo anno. A partire dal secondo è previsto un contributo annuale di 6 euro per la funzionalità di accesso ai servizi che espongono il logo Spid».
Se quindi si ha lo Spid attivo da più di un anno, il servizio potrà continuare ad essere utilizzato senza interruzioni e il pagamento del canone sarà richiesto al termine dell’annualità in corso. Il versamento potrà essere effettuato online con carta dal portale posteid.poste.it, oppure negli uffici postali. In questo caso, bisognerà comunicare il proprio codice fiscale o quello del titolare dell’identità per cui si richiede il rinnovo dell’accesso. Non serve presentare alcun documento e, se si chiede il rinnovo per un’altra persona, non è necessaria la sua presenza. Se ci si dimentica di rinnovare la funzionalità di accesso ai servizi Spid, l’identità digitale PosteId rimarrà comunque attiva per 24 mesi dall’ultimo accesso. Durante questo periodo, tuttavia, non si potrà accedere ai servizi, poiché la funzionalità di accesso risulterà temporaneamente sospesa. Potrà essere riattivata in qualsiasi momento effettuando il pagamento del corrispettivo annuale.
Il servizio rimane gratuito per minorenni; cittadini con almeno 75 anni di età; residenti all’estero; titolari del servizio PosteId Spid ad uso professionale. Ad ottobre scorso, con il rinnovo della convenzione quinquennale per l’utilizzo dello Spid, Assocertificatori, l’Agenzia per l’Italia Digitale-AgID e il dipartimento per la Trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri avevano aperto alla possibilità «di introdurre una valorizzazione economica della base utenti secondo logiche di mercato».
La decisione di Poste di trasformare a pagamento un servizio fondamentale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione avrà pesanti conseguenze, visto che si tratta del primo operatore in questo settore, gestendo oltre 30 milioni di identità Spid, circa il 70% del totale nazionale. Non solo: essendo la proprietà di Poste pubblica, si tratta di una sorta di corto circuito per cui da una parte si spinge per la digitalizzazione dei servizi, mentre dall’altra si mette a pagamento il servizio per i cittadini che devono accedervi. E se si allarga il discorso anche all’equilibrio economico di Poste, con gli ingenti utili conseguiti ben potrebbe sopportare l’onere della gestione gratuita di un servizio pubblico, specie per tutti coloro che non sono ancora dotati della carta d’identità elettronica, ormai destinata a diventare l’unica chiave d’accesso gratuita e universale per i servizi digitali pubblici.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/diarioditalia
https://www.facebook.com/diarioditalia
© Riproduzione Riservata





































