La riforma delle professioni italiane centra il primo passaggio al Senato con l’approvazione con 81 voti a favore, nessun contrario e 50 astenuti del disegno di legge delega per il riordino degli statuti professionali varato dal Consiglio dei ministri nel 2025 volto ad aggiornare il sistema delle professioni intellettuali.
L’uso dell’intelligenza artificiale entra nei codici deontologici dei professionisti appartenenti a 15 categorie, ossia agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, consulenti in proprietà industriale, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali e tecnologi alimentari: bisognerà garantire, con norme specifiche che la prestazione che effettueranno per i loro clienti sia frutto della loro competenza specifica, e non derivata dall’impiego delle nuove soluzioni tecnologiche.
Si tratta di uno dei quattro testi con cui il governo dovrà poi esercitare la delega per concretizzarne i contenuti decisi per ammodernare il comparto ordinistico (gli altri sono la riforma degli avvocati, approvata definitivamente a Palazzo Madama il 22 luglio, e quelle dei commercialisti e dei profili sanitari che non sono ancora sbarcate nell’Aula di Montecitorio dove sono attese alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, a settembre).
Il provvedimento sulla riforma delle professioni stabilisce una complessiva riorganizzazione della disciplina del tirocinio, stabilendo nuove garanzie economiche e contrattuali per i praticanti: il legislatore delegato dovrà prevedere l’obbligo per il professionista, o per lo studio ospitante di corrispondere al giovane il rimborso delle spese effettivamente sostenute, ma c’è pure la possibilità di riconoscere un’indennità, o un emolumento per l’attività prestata, a condizione che ciò sia formalizzato tramite la stipula di un apposito contratto.
Inoltre, richiamando i principi della legge del 2023 sull’equo compenso per le prestazioni degli autonomi, il testo stabilisce che sia possibile pattuire una somma con il cliente per l’incarico da svolgere, ma che questa debba essere comunque proporzionata alla quantità, alla qualità del servizio effettuato, cosa particolarmente importante per il mondo dell’informazione, dove la corsa al ribasso economico ha ormai superato i livelli di decenza, oltre che quello della qualità minima necessaria.
Per il presidente di ProfessionItaliane, Rosario De Luca, «la fase attuativa sarà decisiva per tradurre i principi in una disciplina concreta e l’esperienza maturata in questi mesi ci permette di guardare in questa direzione con grande serenità e ottimismo. Unità e senso di responsabilità continueranno a essere un tratto distintivo della riforma, perché la modernizzazione non nasce dalla contrapposizione tra categorie, ma dalla loro capacità di camminare insieme».
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