Via libera da parte di Bruxelles al piano italiano da 23 miliardi di euro a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi del “Clean Industrial Deal”.
La Commissione europea ha approvato il regime di aiuti di Stato che punta a una transizione «verso un’economia a zero emissioni nette e al raggiungimento dell’obiettivo Ue in materia di energie rinnovabili fissato per il 2030». L’approvazione riguarda lo schema di decreto “Fer X” che, a regime, spiega il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «consente di proseguire il percorso di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili mature. Uno strumento strategico per rafforzare l’autonomia energetica del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e garantire continuità al meccanismo transitorio entrato in vigore nel 2025».
Con questo programma, dice Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione Ue per una transizione pulita, giusta e competitiva, «l’Italia sosterrà la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, attraverso diverse tecnologie, come l’eolico onshore, il solare e l’idroelettrico, per raggiungere gli obiettivi del “Clean Industrial Deal”».
Si prevede che gli impianti aggiungeranno complessivamente 37,15 GW di capacità di energia elettrica rinnovabile, pari a circa il 48% dell’attuale capacità da fonti green in Italia, di cui 10 GW riservati agli impianti fino a 1 MW di potenza e i restanti 27,15 GW destinati agli impianti di maggiore dimensione. Il testo sarà ora trasmesso alla Corte dei Conti per la registrazione, passaggio che precederà la pubblicazione sul sito del Ministero.
Il via libera europeo, dice ancora Pichetto Fratin, «rappresenta un tassello importante nel percorso di accelerazione della transizione energetica nazionale, favorendo investimenti, innovazione e maggiore sicurezza del sistema energetico italiano».
Gli aiuti assumeranno la forma di pagamenti variabili nell’ambito di contratti per differenza bilaterali (CfD) che prevedono un bonus per ogni kWh di elettricità prodotto e immesso in rete, sulla base di un cosiddetto prezzo di riferimento. Se i prezzi del mercato elettrico sono inferiori al prezzo di riferimento, lo Stato pagherà la differenza. Se sono superiori, le aziende rimborseranno la differenza. I CfD avranno una durata di 20 anni. Gli aiuti saranno concessi sulla base di una procedura di gara trasparente e non discriminatoria, in cui i beneficiari presenteranno offerte sul prezzo di riferimento necessario per realizzare ciascun singolo progetto.
Spetta ora all’Italia organizzare una procedura competitiva separata per le tecnologie solari ed eoliche con capacità superiore a 1 MW, in cui i candidati dovranno rispettare ulteriori criteri di preselezione previsti dalla legge sull’industria a zero emissioni nette. Gli impianti con potenza inferiore a 1 MW possono beneficiare direttamente del regime, senza partecipare a una procedura di gara. In questo caso, il prezzo di esercizio è stabilito amministrativamente dall’Autorità di regolamentazione per energia reti e ambiente.
Il budget di 23 miliardi di euro del programma si basa su stime dei prezzi di mercato e il sostegno netto effettivo potrebbe essere considerevolmente inferiore in caso di prezzi di mercato superiori alle aspettative.
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