Il disegno di legge delega del governo sul ritorno del nucleare in Italia, in forma sostenibile, non darebbe un grande risultato. Anzi, sarebbe «irrilevante sulla strada dell’eliminazione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, può incidere solo sul 20% del problema energetico – afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi – Se non fosse una tragedia, Shakespeare avrebbe già un titolo pronto per questo disegno di legge: “molto rumore per nulla”».
Parisi prende in prestito il titolo della commedia shakespeariana per bocciare il provvedimento su cui il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, punta ad avere il via libera del Parlamento entro l’estate per poi presentare tutti i decreti legislativi entro fine anno.
In commissione Ambiente del Senato, Parisi ha spiegato le ragioni del “flop” che avrebbe la proposta di legge: «lo scenario delineato dal governo prevede che il nucleare copre circa il 10% del fabbisogno elettrico, che a sua volta rappresenta circa un quinto dei consumi energetici del Paese, ovvero qualche percento del totale». Parisi ha aggiunto «tre osservazioni. La prima: in decenni non siamo riusciti a costruire il deposito nazionale per le scorie nucleari già esistenti; localizzare decine di nuove centrali sarà enormemente più difficile che localizzare un deposito passivo. La seconda: i costi preventivati nel nucleare non corrispondono mai a quelli effettivi. La terza: ogni paese deve sfruttare le sue peculiarità e l’Italia ha enormi capacità nel solare e nel geotermico, quest’ultimo bloccato per problemi di autorizzazione. Non ha senso che la Germania punti sul solare e l’Italia sul nucleare».
Parisi si è anche soffermato sulla questione costi: «il costo livellato dell’energia, il cosiddetto Lcoe, per il fotovoltaico su scala industriale si aggira oggi tra 35 e 50 dollari per megawattora. Per il nucleare di nuova costruzione, il rapporto Lazard del 2025, probabilmente l’analisi più autorevole in materia, indica tra 141 e 220 dollari per megawattora: la fonte più costosa tra tutte quelle su scala industriale e i minireattori non saranno certamente meno costosi. Non è sfumatura, è un abisso economico». Il fisico premio Nobel ha evidenziato l’evoluzione dei costi nel tempo: «fotovoltaico e nucleare viaggiano in direzioni opposte. Dal 2009 il costo del fotovoltaico è diminuito di cinque volte, mentre il costo del kilowattora nucleare è aumentato del 49%».
Di avviso diverso circa il ritorno del nucleare, gli esponenti del fronte industriale come Ansaldo nucleare, o istituzionale come Rse (Ricerca sul Sistema Energetico, controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso il Gse) o scientifica come l’Ain (Associazione italiana nucleare che rappresenta tutti i centri di competenza in Italia nel campo dell’energia e delle tecnologie nucleari).
L’amministratore delegato di Ansaldo nucleare, Daniela Gentile, ha affermato che il ddl «può contribuire alla sicurezza energetica, alla competitività industriale e agli obiettivi di decarbonizzazione». Giudizio positivo dall’amministratore delegato di Rse, Franco Cotana, secondo cui «è una grande opportunità per l’Italia in Ue anche sul fronte della produzione dei reattori (“small” e “advanced”) e sull’indipendenza energetica». E il nucleare deve essere un supporto allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e aiutare a contenere i costi senza timori sulla sicurezza, assicura il Rse.
Chiede un’accelerazione del programma nucleare italiano il presidente dell’Ain, Stefano Monti, sostenendo la reintroduzione del nucleare nel mix energetico italiano con un occhio attento ai costi della transizione energetica.
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