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Roma capitale: primo “Sì” alla riforma costituzionale

Previsti più poteri e autonomia alla città. Polemica tra Salvini premier e Patto per il Nord: «Salvini ha usato i voti del Nord per Roma non per l’Autonomia del Nord».

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Roma capitale

La Camera ha dato il primo voto favorevole alla riforma costituzionale sui poteri di Roma Capitale, che ora passa al Senato per la seconda delle quattro letture previste dal procedimento costituzionale.

Il provvedimento modifica l’articolo 114 della Costituzione inserendo Roma Capitale tra i livelli di governo di cui si compone la Repubblica e stabilendo le materie di competenza legislativa del nuovo ente. L’elemento chiave della riforma è l’approvazione di una legge specifica per stabilire forme e principi del decentramento. Comunque, alla Capitale vengono attribuite autonomia amministrativa e finanziaria e ulteriori funzioni amministrative, stabilendo che il territorio dell’ente Roma Capitale si trova all’interno della città metropolitana.

In quest’area, Roma Capitale avrà una potestà legislativa concorrente sul governo del territorio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali e potestà residuale su trasporto pubblico locale; turismo; commercio; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; polizia amministrativa locale; organizzazione amministrativa di Roma Capitale.

La potestà legislativa di Roma Capitale viene equiparata a quella delle regioni. Con la nuova legge, di soli due articoli, la prima parte dell’articolo 114 recita: «la Repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane, da Roma Capitale, dalle regioni e dallo Stato».

Il disegno di legge costituzionale, già licenziato lo scorso luglio dal Consiglio dei ministri, è stato approvato con 159 voti favorevoli su 247 votanti, 33 voti contrari e 55 astenuti. Contro il ddl si sono espressi Movimento 5 stelle e Alleanza verdi sinistra, mentre si sono astenuti i deputati di Partito democratico ed Italia viva. Tra le opposizioni Azione si è espressa a favore.

Il ddl ora passa al vaglio del Senato, poi dopo un intervallo di tre mesi dovrà tornare in entrambe le camere. Inizialmente si era immaginata una larga convergenza, tuttavia nei mesi scorsi si è consumato uno scontro tra maggioranza e opposizione per un emendamento, poi diventato ordine del giorno, della Salvini premier e con il quale il partito voleva riconoscere maggiori poteri e funzioni ai sindaci di tutti i comuni capoluoghi di città metropolitane. Al termine di un lungo confronto interno al centrodestra l’ordine del giorno è stato riformulato e oggi approvato con un testo che di fatto rimanda ad altra sede un eventuale allargamento delle misure ad altri territori. Il testo ora recita: «valutare l’opportunità di completare l’intervento recato dal provvedimento in esame, con ulteriori iniziative normative di rango costituzionale volte a riconoscere anche ai comuni capoluogo di città metropolitane funzioni pari a quelle riconosciute all’Ente Roma Capitale con il presente provvedimento».

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che tuttavia ha auspicato un consenso più ampio nelle prossime votazioni, a partire dal suo stesso partito, il Pd che ora si è astenuto.

Il voto su Roma capitale ha dato la stura all’ennesima polemica tra leghisti ortodossi ed eretici. Tra i primi, “Patto per il Nord” afferma che «quando abbiamo ascoltato una esponente della “Salvini Premierdire alla Camera che finalmente è stato raggiunto un risultato storico, con una certa ingenuità abbiamo subito pensato che il Parlamento avesse approvato il federalismo fiscale, che avesse finalmente deciso di ridare ai contribuenti delle Regioni settentrionali il miliardario residuo fiscale che avanzano dallo Stato centrale. Invece no. L’entusiasmo della “Salvini Premier” è dovuto alla approvazione dei pieni poteri concessi a Roma capitale che entrano in Costituzione».

Per il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi, «i salviniani hanno usato i voti dei leghisti del Nord contro il Nord e a favore di Roma, e se ne vantano pure. Non contenti però del danno inferto ai nostri territori, i salviniani hanno voluto infliggere anche la beffa di un ordine del giorno che, per i non addetti ai lavori, è un atto che ha lo stesso valore vincolante della letterina che i bambini scrivono a Babbo Natale, per chiedere di valutare l’opportunità di prevedere anche per altre città le competenze attribuite a Roma capitale. Per riassumere con una frase esemplificativa, visto che nella “Salvini premier” ormai parlano più napoletano, siculo o laziale che milanese, hanno trattato gli elettori del Nord come “cornuti e mazziati”».

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