Periodo difficile, politicamente complicato per il leader della Salvini premier, Matteo Salvini, stretto, da una parte, dal sostanziale fallimento dei suoi risultati da ministro dei Trasporti, culminato con i pesanti disservizi registrati dalle ferrovie finite con le dimissioni dell’amministratore delegato di RFI Stefano Donnarumma quando le opposizioni reclamano sempre più insistentemente le dimissioni del responsabile politico oltre a quello amministrativo. Dall’altra, ci sono le tensioni sempre più forti all’interno della Salvini Premier, con il partito praticamente diviso tra il fronte ortodosso nordista che sta capendo che la deriva nazionalista impressa da Salvini sta portando dritto al fallimento – e alla più che probabile perdita del 70-80% dell’attuale pattuglia parlamentare alle Politiche 2027 – e il fronte lealista nazionalista che tenta la difesa della ridotta.
Se sulle dimissioni da ministro il processo sarà probabilmente lungo, con il premier Giorgia Meloni che tenterà di evitare sconquassi nell’ultima parte di legislatura nel suo governo, viceversa fanno discutere e molto le pressioni esercitate con tutta probabilità dal “cerchio magico” della Salvini Premier sull’Eni, l’azienda energetica controllata dal ministero dell’Economia retto dal salviniano Giancarlo Giorgetti, editore dell’agenzia di stampa Agi, che ha provveduto a demansionare la giornalista Federica Valenti che da 16 anni seguiva le cose della Lega Nord, prima, e ora della Salvini Premier, svelando in anteprima con autentici scoop giornalistici i sommovimenti interni al partito del ministro alle Infrastrutture e trasporti.
A Valenti, la direzione dell’Agi ha comunicato che presto sarà spostata alla redazione esteri ufficialmente in un’ottica di “riorganizzazione”, provvedimento guarda caso scattato a seguito di un servizio lanciato venerdì 5 giugno in cui Valenti raccontava di un vertice tra Salvini, Zaia e Giorgetti in vista del consiglio federale del 10 giugno, dove Valenti elencava le richieste di Zaia per diventare vicesegretario: «Zaia sarebbe stato netto nel chiedere a Salvini un passaggio congressuale. Non una assise elettiva, viene riferito ma un congresso finalizzato alla “modifica dello Statuto” per dare vita a “nuovo soggetto politico” che si occupi del Nord all’interno della Lega, sul modello della Csu bavarese, che è la costola regionale della Cdu nazionale in Germania».
Da brava giornalista Valenti ha lanciato una granata tra i piedi di Salvini e dei suoi fidatissimi, ai quali le richieste di Zaia e della fronda nordista appaiono più che indigeste. E la reazione non è tardata ad arrivare, non tanto con l’acquisto in farmacia di una dose abbondante di antiacido, ma con una probabile serie di telefonate alle persone giuste, che in una catena di “obbedisco!”, ha fatto sì che il direttore dell’agenzia Agi, Rita Lofano, prima pare abbia chiesto a Valenti di condividere tutti gli articoli con la direzione e poi, due settimane dopo, le avrebbe comunicato il suo trasferimento alla redazione Esteri. Suscitando la giusta e doverosa reazione del comitato di redazione interno che ha stilato una nota al curaro per chiedere chiarimenti.
Se le ricostruzioni che si rincorrono saranno confermate, per l’Agi (e perl’Eni)sarà scritta una pessima pagina di informazione dipendente a doppia mandata dai desiderata della politica che non si fanno problemi a stroncare le voci che danno fastidio. E solo questo, senza contare i disservizi accaduti in quattro anni nel servizio ferroviario, basterebbe a giustificare le dimissioni di un politico dagli incarichi pubblici ricoperti.
Intanto, tra gli attestati di stima e di solidarietà nei confronti di Valenti giunge anche quella di “Patto per il Nord”: «forse in Corea del Nord, ma non certamente in una liberaldemocrazia come l’Italia, può avvenire che una giornalista dell’informazione primaria venga avvicendata in conseguenza di “ingerenze esterne”, e non per motivi editoriali, anzi contro gli interessi della redazione stessa, solo perché fa bene il proprio lavoro. Se confermato, ciò che è accaduto alla cronista parlamentare dell’Agenzia giornalistica Italia, Federica Valenti, alla quale va la nostra solidarietà, è estremamente grave sia dal punto di vista dell’informazione sia da quello politico. L’Agi è infatti dell’Eni, il cui controllo effettivo è detenuto dallo Stato italiano tramite il Mef guidato da Giancarlo Giorgetti. Quindi è una vicenda di Stato e il Governo dovrebbe chiarire se effettivamente ci sia stato un intervento di esponenti politici nell’allontanamento della giornalista dalla sua redazione». E Meloni dovrebbe chiarire al più presto tutta la vicenda, evitando di imboscarla.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/diarioditalia
https://www.facebook.com/diarioditalia
© Riproduzione Riservata




































