Sui contenziosi con l’Unione europea, l’Italia ha ancora aperte 66 procedure di infrazione e dal 2012 ha pagato sanzioni Ue per 1.205 milioni di euro. Sono i dati forniti dal ministro per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, in un’audizione in Senato sull’adeguamento dell’ordinamento interno a quello europeo e sugli ultimi sviluppi della politica di coesione.
Delle procedure di infrazione ancora aperte «12 sono relative al mancato recepimento di direttive europee» ha precisato Foti, osservando tuttavia che «in realtà in questo caso siamo piazzati molto bene in Europa, solo la Svezia ne ha 10». Di queste 12, ha aggiunto il ministro, «7 sono già oggetto di notifica perché concluse e recepite dalla Commissione europea», quindi in attesa di archiviazione.
Le procedure aperte riguardano per il 40% il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) spesso per il mancato trattamento degli scarichi fognari e dei rifiuti urbani e a tal proposito Foti ha ricordato che i problemi «non sono solo problemi di natura legislativa, spesso e volentieri sono temi di natura amministrativa e che coinvolgono più amministrazioni, quindi vi è più difficoltà nel riuscire a raggiungere in tempi brevi l’obiettivo che ci si è previsto». Altre 10 procedure sono a carico del ministero delle Infrastrutture, 9 a carico del ministero dell’Economia e finanze, 4 ciascuna dei ministeri di Giustizia e delle Imprese e del “Made in Italy”.
«Lo Stato italiano – ha ricordato Foti – è già stato condannato al pagamento di sanzioni Ue: dal 2012 ad oggi ha pagato 1.205 milioni di euro». A suo parere «bisogna cercare possibilmente di rientrare il più velocemente possibile da quelle procedure di sanzione, occorre che le amministrazioni interessate velocizzino i procedimenti». La situazione italiana ha dunque «due aspetti totalmente diversi: una che stiamo gestendo sotto il profilo legislativo e questo profilo legislativo oggettivamente è buono, nel senso che i recepimenti ai regolamenti ci sono».
Tuttavia, secondo Foti, bisogna cercare di velocizzare i processi, anche se «diventa difficile, perché ogni procedura poi ha un insieme di amministrazioni che cambiano una dall’altra e direi che spesso il punto centrale sono le regioni, anche se non sono gli unici soggetti coinvolti. Dobbiamo cercare di vedere – ha concluso – se c’è un meccanismo che consenta anche di velocizzare le procedure». E di corresponsabilizzare gli amministratori locali.
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