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Sistema Ets: la Ue prepara la revisione

La sovrattassa sta distruggendo intere filiere industriali energivore, oltre ad aumentare i costi di trasporto navale e terrestre.

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Quote gratuite oltre il 2034 e una riduzione meno rigida del tetto alle emissioni industriali: la Commissione europea sta ultimando i dettagli dell’ampia riforma del sistema Ets di scambio delle quote di emissione per il periodo successivo al 2030, cercando un equilibrio tra il rafforzamento di uno strumento che, in oltre vent’anni, ha dimezzato le emissioni nei settori coperti e la necessità di garantire maggiore flessibilità alle industrie che rischiano la chiusura per l’insostenibilità dei maggiori costi connessi.

Al centro della riforma, l’estensione dell’intero sistema Ets oltre l’attuale azzeramento delle emissioni nel 2039, concedendo anche un maggior numero di quote gratuite ai settori esposti al rischio di rilocalizzazione in cambio di “investimenti nella decarbonizzazione” all’interno dell’Ue.

Allo studio, secondo un alto funzionario Ue, anche il mantenimento dei permessi CO2 gratuiti per le industrie coperte dal Cbam (cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno) che scadranno nel 2034, quando la tassa sul carbonio alle frontiere sarà pienamente operativa. La revisione del sistema Ets, attesa il 17 luglio, sarà accompagnata da una proposta di aggiornamento dei riferimenti di riserva per il periodo 2026-2030, i parametri di riferimento con cui si assegnano le quote gratuite alle industrie. Attraverso la revisione di questi criteri, l’esecutivo Ue stima di poter mettere a disposizione circa 6 miliardi di permessi gratuiti aggiuntivi per i settori interessati.

La Commissione europea ammorbidirà il “fattore di riduzione lineare”, ovvero il meccanismo che ogni anno abbassa il tetto massimo di quote di emissione che le industrie possono emettere. Le cifre sono ancora in discussione ma, a quanto si apprende, il range entro cui dovrebbe orientarsi la proposta della Commissione è tra il 4,4% che si toccherà nel 2030 e il 3%, come richiesto da alcuni Stati membri.

Allo studio anche l’integrazione nel sistema Ets delle rimozioni permanenti di carbonio a livello nazionale e una parte di crediti internazionali di carbonio. Bruxelles apre inoltre all’inclusione nel sistema del settore dell’incenerimento dei rifiuti urbani e dei voli extra Ue. Dal 2005 il sistema Ets copre le emissioni derivanti dalla produzione di energia elettrica e termica, dall’industria manifatturiera, dai voli commerciali dentro l’Ue e dal 2024 anche il trasporto marittimo.

Nella revisione, l’esecutivo Ue punta a rendere vincolante per i governi l’uso di una quota minima dei ricavi nazionali del sistema Ets per sostenere gli investimenti nei settori coperti dal sistema. E sul piano finanziario, si prevede l’avvio nel 202b7 dello strumento Investment Booster – finanziato con 400 milioni di quote CO2 – per finanziare progetti per la decarbonizzazione, con l’obiettivo di assegnare i primi contratti per differenza tramite gara dopo il 2030. Dopo la proposta di revisione in arrivo la prossima settimana, a Bruxelles si punta a un accordo politico già entro il primo trimestre del 2027.

In termini di costi, nel solo trasporto marittimo questi ammontano a quasi 20 milioni di euro l’anno di costi aggiuntivi sulla rotta Genova-Palermo, oltre 11 milioni sulla Napoli-Palermo e più di un milione di euro sulla rotta Porto Empedocle-Lampedusa. Sono questi i dati dell’impatto economico che il sistema Ets sul costo dell’insularità e collegamenti marittimi, sono stati ricavati da uno studio che, commissionato dall’Autorità di sistema portuale del mare di b che si applica alle grandi navi passeggeri (traghetti e crociere) e alle navi merci sopra le 5.000 tonnellate di stazza lorda. Lo studio evidenzia inoltre che gli oneri Ets sostenuti dalle compagnie di navigazione possono assorbire ogni anno fino all’11% del valore di una nuova nave a basse emissioni.

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