Il Superbonus 110% lasciato in eredità ai contribuenti italiani dal Movimento 5 Stelle e dal Partito Democratico continua a presentare il conto agli italiani. I dati ENEA appena diffusi, aggiornati al 31 maggio, certificano che l’onere a carico dello Stato ha superato i 131 miliardi di euro, una cifra che equivale a quasi sei intere leggi di bilancio, considerando che l’ultima Manovra approvata dal governo Meloni vale circa 22 miliardi di euro, oltre a incorporare oltre 40 miliardi di euro di crediti Superbonus 110%, il doppio dell’intera legge di bilancio di quest’anno.
L’efficacia del provvedimento demagogico ha riguardato oltre 500.000 edifici, quasi tutte ville, villette e perfino 5 castelli in tutta Italia, ma con una marcata concentrazione al Nord Italia che ha assorbito oltre il 50% della spesa. Quando il governo Conte II, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, fece approvare la misura nel 2020, la Ragioneria generale dello Stato stimava un impatto sui conti pubblici di 35 miliardi di euro fino al 2035. Oggi il bilancio è già a quasi quattro volte quella cifra, con la misura non ancora del tutto esaurita.
Il motivo è scritto nei numeri ed è tutto nel modo in cui la norma propagandata come la ristrutturazione “aggratis” della propria casa, fu scritta da quella maggioranza giallo-rossa: nessun tetto di spesa, nessuna compartecipazione alla spesa da parte del beneficiario che addirittura ci guadagnava, cessione del credito libera e senza controlli reali, nessuna verifica seria sulla platea dei beneficiari.
Una serie di errori concatenati che non ha soltanto hanno fatto esplodere il costo per lo Stato, spinto l’inflazione sui materiali da costruzione, ma ha spalancato le porte alla criminalità organizzata del profitto fiscale arginata parzialmente dall’operato di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate hanno finora sequestrato quasi 9,3 miliardi di euro di crediti falsi legati a lavori mai eseguiti o gonfiati, con le indagini continuano ancora oggi. Chi ha scritto quella norma non ha previsto che senza controlli il denaro pubblico sarebbe diventato terreno di caccia per chi voleva arricchirsi sulle spalle dello Stato, mentre coloro che avrebbero realmente avuto la necessità di una riqualificazione del proprio alloggio, soprattutto quei residenti dei condomini di periferia vecchi e tecnologicamente obsoleti, sono rimasti solo a guardare e a pagare il costo a piè di lista con le loro tasse di una simile insipienza politica. Oltre ad essere stato un fallimento economico, politico e finanziario, il provvedimento varato dal governo di Giuseppi Conte è stato anche un fallimento sociale, visto che ha pagato la ristrutturazione delle case di chi poteva provvedervi con proprie risorse.
E il tutto per riqualificare appena il 4% del patrimonio edilizio residenziale italiano, come dimostrano gli stessi dati Istat ed Enea. Perché a conti fatti nemmeno l’obiettivo ambientale, sbandierato per giustificare una spesa così enorme, è stato raggiunto. Lo dice la Banca d’Italia in uno studio ufficiale, secondo cui il Superbonus 110% avrebbe abbattuto le emissioni di CO2 di meno dello 0,2% del totale nazionale, con un ritorno ambientale che ripagherebbe il costo sostenuto solo dopo decenni. Un fallimento su tutta la linea, ingiustificato e ingiustificabile da parte di coloro che ambirebbero a tornare al governo del Paese, quando meriterebbero un pietoso oblio ben lontani dalle leve della politica italiana.
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