L’Italia non è più considerato il “grande malato” d’Europa e gli italiani non sono più i maggiori tartassati d’Europa tra i cittadini dell’Euroarea: il primato negativo è scivolato sulle spalle della Francia, che sta attraversando una crisi politica, sociale ed economica molto preoccupante.
Secondo l’analisi condotta dall’Ufficio studi della Cgia, in termini di crescita del Pil pro capite, consumi e investimenti, l’Italia ha ampiamente superato la Francia nel corso del 2025; quest’ultima precede il Belpaese esclusivamente per quanto concerne il carico fiscale. Tale risultato, però, non può certo essere un motivo di vanto. Anzi. Con un prelievo fiscale pari al 45,2% del Pil, è come se nel 2024 i contribuenti francesi, cui va lo scettro di tartassati d’Europa, avessero versato complessivamente 57 miliardi di euro di tasse/contributi in più rispetto agli italiani. Un importo da far tremare i polsi. Tra tutti i paesi dell’Euroarea nessun altro conta una pressione fiscale superiore a quella francese. Sebbene le famiglie d’oltralpe con figli beneficino di un sistema fiscale ancora favorevole, il prelievo fiscale ha toccato livelli che in Italia non si sono mai raggiunti.

Rispetto alla Francia, l’Italia ha due punti percentuali di disoccupazione in meno, l’anno scorso l’export italiano è stato superiore di oltre 33 miliardi di dollari, lo il differenziale sui titoli pubblici è ai minimi storici e la situazione dei conti pubblici italiani è in netto miglioramento. Per contro, l’aumento del deficit e del debito pubblico francese hanno causato nelle settimane scorse le dimissioni del primo ministro François Bayrou, che è stato il terzo premier a lasciare l’incarico in poco più di un anno. E per quello appena nominato, Sebastien Lecornu, le prospettive non sono certo facili, anzi.
Anche se i problemi strutturali italiani sono ancora molto diffusi e nei primi tre anni di governo Meloni non si siano visti sostanziali miglioramenti in termini di tasso di occupazione femminile più basso dell’UE, così come il saggio più basso di crescita delle retribuzioni medie, senza contare che in questi ultimi anni si sono accentuate le disuguaglianze sociali, o, ancora, la burocrazia, il fisco, i costi energetici e i deficit infrastrutturali che continuano a condizionare negativamente la competitività del sistema produttivo nazionale, l’Italia ha superato con maggiore slancio dei principali big europei gli effetti delle crisi che si sono succedute nel triennio 2020-2022, riconducibili, in particolare, al Covid e all’impennata dei costi energetici che ha sospinto all’insù l’inflazione.
Un risultato che è stato ottenuto grazie alle tante misure pubbliche di sostegno al reddito che sono state erogate dagli ultimi tre esecutivi e alla grande reazione manifestata da tutto il nostro sistema economico. Inoltre – sottolinea la CGIA – sono stati determinanti anche gli investimenti realizzati dal governo Meloni con il PNRR e con le risorse impiegate nella ZES Unica che stanno rilanciando il Mezzogiorno e che andrebbe estesa a tutto il paese specie in termini di semplificazione burocratica che si traduce in minori costi per le imprese e famiglie.
Grazie alla spinta economica registrata nel biennio 2021-2022, l’economia italiana è quella che tra i principali paesi dell’UE è “uscita” meglio dalla crisi pandemica. Se, infatti, si analizza l’andamento del Pil reale tra il 2019 e il 2024, l’Italia ha ottenuto una crescita del 5,8%, la Francia del 4,3% e la Germania 0%. Tra i big europei, solo la Spagna, con il +6,8%, può contare su un incremento della ricchezza prodotta superiore a quello italiano. La media dei 20 paesi dell’Euroarea è stata del +4,9%.
L’Italia va in testa circa all’andamento del Pil reale procapite. Sempre tra il 2019 e il 2024, in Italia il “salto” in avanti è stato del 7,2%, in Spagna del 3%, in Francia del 2,6%, mentre la Germania ha subito una contrazione dell’1,6%. La media Ue è stata del +3,2%.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/diarioditalia
https://www.facebook.com/diarioditalia
© Riproduzione Riservata

































