«Servono cambiamenti radicali, non maquillage e servono subito, il tempo è scaduto» ha detto il ministro delle Imprese e del “Made in Italy”, Adolfo Urso, al tavolo automotive rivolgendosi all’Unione europea, l’unica sede decisionale ritenuta in grado di affrontare le profonde difficoltà di un settore cruciale per l’economia italiana come quello dell’automotive.
Il contesto è quello del tavolo automotive al Mimit, a cui hanno preso parte i rappresentanti delle regioni italiane coinvolte nella produzione di veicoli, le imprese, i rappresentanti delle associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali, con quest’ultime non convinte delle parole del governo e delle case produttrici, in particolare di Stellantis, nonostante la volontà espressa dalla casa automobilistica guidata da Antonio Filosa «di confermare il proprio impegno per l’Italia».
Emanuele Cappellano, responsabile Europa allargata e marchi europei di Stellantis, ha sottolineato l’emergere di «primi segnali positivi» dalle nuove strategie messe in campo dall’azienda, con l’aumento della produzione in Italia che dovrebbe verificarsi già nel corso del 2026, insieme a oltre 500 nuove assunzioni e alla riduzione della cassa integrazione.
Nonostante questo, anche per Stellantis, come affermato da Urso, serve azione da parte dell’Unione Europea, con il pacchetto per il rilancio del settore presentato dalla Commissione Ue giudicato da Stellantis «completamente privo delle misure urgenti necessarie per affrontare le minacce immediate che gravano sull’industria».
Posizione fatta propria dall’Anfia, l’Associazione Nazionale Filiera Italiana Automobilistica, che ha presentato al Mimit le sue proposte per il rilancio del settore che spaziano dal normare i carburanti rinnovabili nella regolamentazione sui veicoli, in coerenza con tutta la legislazione europea, al ridurre i target 2030 per i veicoli commerciali leggeri e i target 2035 sia per le auto che per i furgoni. Ma comprendono anche il riconoscimento delle peculiarità dei piccoli costruttori anche dopo il 2035 e l’approvazione prioritaria della flessibilità su cinque anni per le multe ai costruttori di veicoli commerciali leggeri e pesanti.
Un piano, quello europeo, che Urso ha annunciato di voler ulteriormente stimolare. «L’intesa con la Germania ci consente di indicare la rotta in Europa, ora dobbiamo ingaggiare anche la Francia per allargare il fronte delle riforme», ha sottolineato Urso, guardando già al prossimo Consiglio europeo sulla competitività, in programma il 12 febbraio.
Cappellano di Stellantis ha confermato il sostegno anche alla componentistica con 7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani come nel 2025. E riguardo ai modelli da produrre in Italia, ci sono un modello in più a Melfi e una nuova generazione veicoli commerciali ad Atessa, la nuova Maserati Grecale a Cassino. Gli sviluppi futuri del Tridente saranno illustrati il 21 maggio con il nuovo piano strategico che sarà presentato all’Investor Day nella sede di Auburn Hills, nel Michigan. A Termoli, che aspetta ancora decisioni di Acc per la Gigafactory, proseguirà il motore Gse dopo il 2030 ed è in arrivo una nuova linea cambi e-Dct.
«L’avvio della produzione delle nuove Ds 8 e Jeep Compass a Melfi e della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori, oltre a ribadire l’impegno per il futuro dei due stabilimenti, ci permetterà, con gli altri modelli che lanceremo, di aumentare la produzione già dal 2026» ha spiegato Cappellano. Lunedì Stellantis incontrerà a porte chiuse all’Unione Industriali di Torino un centinaio di fornitori per illustrare le opportunità legate ai progetti del gruppo in Algeria. Un incontro che ha suscitato allarme nei sindacati, ma l’azienda ha spiegato che non comporterà delocalizzazioni e che il modello prodotto in Algeria è solo per il mercato locale.
Sul fronte del cambio di passo europeo sui carburanti interviene al Tavolo automotive anche l’Unem che spinge per fare riconoscere appieno la portata ecologica dei biocarburanti con il presidente Gianni Murano che ha evidenziato come «i limiti applicativi e i vincoli previsti rendono di fatto la misura incompatibile con i principi di neutralità tecnologica. È questa la evidente contraddizione del documento europeo – ha proseguito Murano – che da un lato evidenzia il principio della neutralità tecnologica, dall’altro nei fatti la smentisce prevedendo il limite del contributo dei biocarburanti al solo 3%: un contributo talmente ridotto da risultare incompatibile con la decarbonizzazione reale e con la sopravvivenza della filiera industriale dei motori a combustione interna (ICE)».
«Ciò per la auto significa scendere a livelli medi di emissione di 11,5 gCO2/km e di 17,8 gCO2/km per i van in cui i biocarburanti potranno rispettivamente contribuire al massimo con 3,7 gCO2/km e 5,3 gCO2/km. Su queste basi e stimando al 2035 un mercato europeo di 10 milioni di veicoli – ha spiegato Murano – le immatricolazioni di veicoli ICE potranno essere intorno alle 360.000 all’anno, di cui solo 54.000 in Italia. Sicuramente un livello troppo basso per mantenere operative linee produttive e componentistica, con impatti gravi su occupazione, investimenti e competitività della filiera automotive italiana».
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