Ue sempre più in confusione con la bis presidente Ursula von der Leyen regina delle contraddizioni e sempre più spesso in contrasto con gran parte della sua Commissione, a partire dalla sua vicepresidente Teresa Ribera che non gradisce la progressiva uscita dal diktat ecologista impostato dall’ex vicepresidente Frans Timmermans. E, intanto, Italia e Germania premono per un’ulteriore spallata al dogma del “Green Deal”, chiedendo da subito il congelamento dell’ETS per poi arrivare al suo superamento in quanto si è dimostrato una zavorra per l’economia europea senza dare alcun vantaggio all’ambiente.
In tema ETS si è creato un asse Italia-Germania-Belgio sul rilancio della competitività europea. I tre Paesi, dopo aver riunito una ventina di leader a margine del summit dei 27 di Aiden Biesen, sono tornati a muoversi questa volta in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. Con lo scoppio della guerra in Iran e Medio Oriente è il contesto ad essere radicalmente cambiato. La conferenza promossa da Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever è stata convocata sull’onda di un’emergenza, quella energetica. E di una necessità condivisa, abbassare i prezzi di petrolio e gas.
I leader che vi hanno preso parte sono stati ventuno. Palazzo Chigi, dopo la conclusione della riunione tenutasi nel tardo pomeriggio, ha reso noto che a parteciparvi sono stati Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna, Slovenia, Svezia e Slovacchia, al di là dei tre Paesi promotori e del presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Nella lista ci sono due importanti novità. La prima è la presenza del premier spagnolo Pedro Sanchez, che il mese scorso non aveva fatto nulla per nascondere il suo dissenso per il mancato invito. La seconda è l’assenza di Emmanuel Macron. Fonti diplomatiche francesi si sono limitate a spiegare che già in mattinata, il capo dell’Eliseo era stato protagonista di un’iniziativa sull’energia presiedendo il secondo summit internazionale sul nucleare civile. Summit al quale ha partecipato il ministro Gilberto Pichetto Fratin e durante il quale von der Leyen ha sottolineato come sia stato «un errore strategico per l’Ue voltare le spalle al nucleare».
In un periodo in cui i rapporti tra Meloni e Macron sono sprofondati sotto il minimo, l’assenza del presidente francese non passa inosservata. Ai suoi omologhi Meloni ha sottolineato quanto va dicendo da giorni e dirà al Consiglio europeo di marzo: è necessaria «una sospensione temporanea del sistema Ets sulla produzione di energia, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo». Il sistema di tassazione del carbonio, e la sua volatilità – questa la tesi del governo – azzoppano il possibile rilancio dell’industria europea.
Uno scenario non da tutti condiviso, a partire dalla Spagna e dai paesi nordici. «Bisogna ridurre i prezzi di elettricità e carburanti, difendendo al contempo le chiare ambizioni climatiche dell’Ue», ha sottolineato il premier svedese Ulf Kristersson. E’ proprio sul sistema Ets, tra l’altro, che si focalizza uno dei possibili punti di incompatibilità tra il recente decreto bollette del governo e le norme comunitarie. La crisi energetica frutto del nuovo conflitto in Medio Oriente potrebbe non giocare a favore dell’Italia.
Sulla necessità di rivedere il sistema Ets c’è un generale consenso, ma in tanti, a Bruxelles e in altre capitali, ricordano il ruolo del meccanismo per favorire l’unica fonte energetica sulla quale l’Ue può costruire la sua autonomia, quella rinnovabile. «Una revisione dell’Ets è già prevista, abolirlo sarebbe un enorme errore», ha avvertito la vicepresidente della Commissione, la spagnola socialista Teresa Ribera che punta a tenere alto il vessillo del suo predecessore olandese Timmermans, evidenziando pure lei di non avere idee sufficientemente chiare: «non credo che eliminare il mercato delle emissioni di CO2 manderebbe un messaggio positivo a qualcuno. Al contrario, potrebbe far deragliare gli sforzi fatti finora, distrarre chi si è mosso per primo e indebolire la nostra competitività». Peccato che l’economia europea sotto le varie braccia del “Green Deal” di cui l’ETS è una delle conseguenze abbia già colpito duramente con effetti ancora ben lungi dal cessare.
In mezzo al bailamme di una Commissione sempre più evanescente e traccheggiante, Ursula ne ha detta una di giusta: «i prezzi dell’elettricità in Europa sono strutturalmente troppo elevati. Questo è estremamente importante, perché l’elettricità a prezzi accessibili non è essenziale solo per il costo della vita dei nostri cittadini, ma è anche determinante per la competitività delle industrie».
Intanto la Commissione apre alla possibilità di sostenere gli investimenti sul nuovo nucleare con 200 milioni di euro fino al 2028 prelevati dal Fondo per l’innovazione per lo sviluppo di tecnologie nucleari innovative, tra cui reattori ad acqua leggera, reattori modulari avanzati, microreattori e fusione. Lo prevede, come anticipato, la strategia sui piccoli reattori modulari adottata dal collegio dei commissari Ue, con l’obiettivo di sviluppare i primi piccoli reattori modulari (Smr) a partire dal 2030, accelerando in parallelo lo sviluppo di progetti sul nucleare avanzato.
La Commissione europea incoraggia un approccio strategico sui mini reattori che «dovrebbero essere considerati un progetto industriale europeo condiviso, basato su una forte collaborazione dell’Ue in materia di ricerca, catena di approvvigionamento, licenze, competenze e finanziamenti». L’alleanza industriale Ue sui mini reattori dovrebbe individuare un numero limitato di progetti «più promettenti» da sostenere. Imperativo sviluppare norme industriali a sostegno di un «approccio di flotta» per la diffusione dei mini reattori – facendo leva sul “contenuto locale” della produzione – e puntare su un importante progetto di comune interesse (Ipcei) sulle tecnologie nucleari innovative.
I Paesi Ue sono inoltre incoraggiati a semplificare le procedure amministrative relative ai controlli sulle esportazioni tra gli Stati membri. La strategia precisa che nella definizione rientrano i reattori ad acqua leggera, i reattori modulari avanzati che utilizzano progetti innovativi di nuova generazione (la IV) con diversi refrigeranti (metallo liquido, sale fuso o gas ad alta temperatura) e i microreattori, che in genere producono meno di 10 megawatt di energia elettrica, hanno cicli di rifornimento lunghi e possono essere trasportati. Secondo le stime Ue, dopo l’autorizzazione sul design potrebbero volerci tra i 3 e i 4 anni per lo sviluppo dei modelli di reattori modulari.
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