Ursula von der Leyen ne ha fatta un’altra delle sue con un viaggio lampo dall’altra parte del mondo siglando a Montevideo con i leader latinoamericani l’accordo di libero scambio Ue–Mercosur che abolisce una serie di dazi e tariffe.
Con un vero e proprio blitz Ursula von der Leyen ha finalizzato gli ultra ventennali negoziati Ue-Mercosur ponendo fine ad una prima, lunghissima parte di trattative che hanno attraversato decine di governi su entrambe le sponde dell’Atlantico, finendo spesso e volentieri ad un punto morto.
«E’ una giornata storica, è un accordo ambizioso e equilibrato», ha esultato von der Leyen. La conclusione dei negoziati tra Bruxelles e il Mercosur lancia diversi indizi sul modus operandi di von der Leyen, destinata a muoversi con l’Ursula 2 in modo ben più determinato e autonomo rispetto a qualche mese fa. Sull’intesa Ue-Mercosur Ursula ha mostrato di andare avanti per la sua strada, nonostante la netta contrarietà espressa dal presidente francese Emmanuel Macron, ribadita pure a firma ancora calda con una dichiarazione che ha il sapore di una prima di una lunghissima serie di sconfessioni al suo operato: «l’accordo impegna solo la Commissione, non gli Stati membri».
Ora scatta la fase due dell’accordo Ue-Mercosur, perché la firma di von der Leyen a Montevideo non vale nulla se questo non è ratificato sia dall’Europarlamento che dal Consiglio europeo. Due ambiti dove l’aria che tira è di netta contrarietà. Oltre a quello francese, pesa il diniego già dichiarato di Polonia e Austria, cui s’aggiungono i forti dubbi dell’Italia, le riserve di Olanda e Irlanda. Mentre si festeggia in Germania e in Spagna.
«Abbiamo ascoltato le preoccupazioni degli agricoltori, l’intesa porta più posti di lavoro e grandi opportunità», ha detto von der Leyen, quasi a voler mettere le mani avanti rispetto alla tempesta che l’aspetta. L’accordo allarga i limiti della politica commerciale europea e punta a creare un mercato unico da 700 milioni di persone. Il testo, che elimina le tariffe su oltre il 90% dei beni esportati e importati tra Ue-Mercosur, prevede il rispetto degli accordi di Parigi sul clima, un freno di emergenza in caso di eccessivo aumento dell’import agro–alimentare e una dotazione da 1 miliardo di euro per compensare eventuali danni alle imprese rurali.
Ora, la Commissione europea dovrà decidere le basi legali per l’approvazione del testo. Per le limature giuridiche e la traduzione del testo si prevedono 6-8 mesi. Ed è in questo periodo che la Commissione tratterà con i Paesi riottosi, mettendo probabilmente in campo alcune compensazioni parallele. E’ probabile, inoltre, che Bruxelles segua una strada già intrapresa negli accordi con Cile, Canada o Giappone: quella di optare per un’approvazione provvisoria dell’accordo, separando, di fatto, la parte commerciale da quella politica. In questo caso, in seno al Consiglio Ue e prima della ratifica dei 27, per il via libera serve la maggioranza qualificata. Nel caso sul tavolo approdasse un accordo “misto” allora servirebbe una unanimità quasi impossibile.
Oltre che dal Consiglio Ue, l’intesa va approvata anche dall’Eurocamera dove, avvertono i Verdi, «è difficile che ci sia una maggioranza». Ma è con le capitali che, in una congiuntura dove i movimenti anti-Ue e protezionistici sono in costante ascesa, lo scontro si farà durissimo.
In Italia il governo Meloni registra sensibilità diverse. «Non condivido i trionfalismi, servono garanzie su reciprocità e protezione dei nostri prodotti», ha avvertito il ministro Francesco Lollobrigida. Più aperturista la posizione del vicepremier Antonio Tajani, mentre la Lega di Matteo Salvini ha chiuso parlando di «minaccia agli agricoltori».
Proprio dalle categorie agricole viene il “No” più deciso all’accordo Ue-Mercosur: da Confagricoltura a Confagri fino a Filiera Italia hanno rimarcato i “danni” e le “paralisi” per il settore che potrebbe portare l’intesa. Per Assolatte, invece, l’accordo può valere 245 milioni di euro per il comparto caseario europeo. Anche perché, in Europa, sono in tanti a sottolineare i benefici di una firma che, per dirla come la confederazione delle imprese Ue, rappresenta “un buon inizio” per la nuova legislatura. Su tutto aleggia il principio della “reciprocità”, ovvero del rispetto delle medesime regole che gli operatori devono rispettare, a partire dagli obblighi di tutela ambientale, dei residui di agrofarmaci, la certificazione di filiera, la tutela dei lavoratori che per i produttori europei è una realtà consolidata da anni con i relativi costi, mentre nei paesi del Mercosur spesso non sanno nemmeno cosa siano, con ovvi vantaggi concorrenziali su costi di produzione.
L’impatto dell’intesa sul sistema Italia è destinato ad essere imponente. La Commissione ricorda come quasi 1 milione di posti di lavoro italiani dipende dalle esportazioni nel Mercosur e più di 8.000 imprese italiane esportano nei Paesi parte dell’organizzazione latinoamericana, per una cifra totale di 663 milioni di euro l’anno. L’intesa alleggerirà gli oneri amministrativi, semplificherà le procedure doganali, offrirà migliori possibilità alle imprese Ue di presentare le offerte per gli appalti pubblici. Con effetti, in Italia, soprattutto sulle piccole e medie imprese, che costituiscono il 98% di quelle che, attualmente, esportano nel Mercosur.
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