Effetto “clima pazzo” sulle arbovirosi, malattie trasmesse dagli insetti, a partire dalle zanzare: da Dengue a Chikungunya, per ogni grado di temperatura in più, nella fascia tra i 23 e i 32 gradi centigradi, sale in media di oltre il 20% il rischio di infezione.
Il fatto, avvertono gli esperti riuniti a Verona al congresso sulle arbovirosi organizzato dall’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar cui hanno preso parte anche rappresentanti del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, è che le arbovirosi «non sono più malattie sporadiche e importate, ma problemi di salute pubblica». Necessari, dunque, diagnosi e interventi tempestivi per ridurre la trasmissione. E l’Italia rappresenta una “osservata speciale” per il rischio crescente di aree più estese interessate da possibili focolai stabili e autoctoni.
Dal 1° gennaio 2026 a oggi, prima d’inizio stagione, sono stati 133 i casi registrati di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero, e 13 i casi confermati di Chikungunya, tutti importati. L’innalzamento delle temperature aumenta la capacità di trasmissione delle arbovirosi perché favorisce la sopravvivenza e la proliferazione delle zanzare e la capacità di replicazione virale di Dengue, Chikungunya e West Nile, malattie trasmesse da insetti vettori.
A segnalare l’impatto delle anomalie climatiche sui cicli biologici legati alle condizioni termiche, e la conseguente esposizione di diversi Paesi, inclusa l’Italia, a un rischio crescente che si sviluppino aree più estese di focolai autoctoni. Punto chiave delle anomalie climatiche è «l’effetto combinato sul ciclo riproduttivo delle zanzare tigre, che diventa più rapido, e sulla stabilità di temperature più miti durante l’inverno, non più in grado di decimare le larve, come avviene in Italia, con l’effetto di una stagione attiva anticipata e prolungata», afferma Federica Gobbo, medico veterinario del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.
Le arbovirosi «non sono più eventi importati e sporadici, ma si stanno progressivamente stabilizzando nel nostro territorio, sostenute da un cambiamento climatico che amplia le aree geografiche esposte», dichiara Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Di fronte a questo scenario, «la vera sfida risiede nella capacità di non farsi trovare impreparati: è fondamentale mantenere un monitoraggio costante e una sorveglianza attiva anche in assenza di criticità o di evidenti emergenze epidemiche. Solo attraverso una prevenzione continua e strutturata è possibile intercettare precocemente i segnali di rischio prima che si trasformino in focolai diffusi», avverte Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Iss.
La lotta alla diffusione delle arbovirosi si gioca anche sul terreno della prevenzione attraverso misure che riducono al minimo l’esposizione alle punture delle zanzare, come ad esempio, avvertono gli esperti, «usando repellenti, zanzariere e svuotando, non solo in estate, ma anche in primavera e autunno, contenitori di acqua stagnante come sottovasi, secchi e grondaie, per eliminare i siti di riproduzione».
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