Il ritorno a scuola è all’insegna con istituti scolastici spesso vecchi e con impianti obsoleti, tra cui le aule pollaio prive di impianti di climatizzazione e di ricambio automatico dell’aria, tanto che basta poco per trasformare le classi in uno spazio decisamente poco salubre e confortevole.
«In concomitanza con la riapertura degli istituti scolastici è in arrivo in Italia la sesta ondata di caldo estremo che renderà le aule roventi mettendo a repentaglio il benessere di studenti e insegnanti» ricorda la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) condividendo le richieste che arrivano da più tardi su un posticipo dell’avvio dell’anno scolastico, specie nelle regioni del Mezzogiorno.
«I cambiamenti climatici registrati nel nostro Paese impongono modifiche nel settore della scuola volte a tutelare la salute di studenti e personale scolastico – spiega Sima -. Ad oggi risulta che solo l’11% degli istituti scolastici sia dotato di sistemi di climatizzazione, riservati però agli uffici amministrativi, mentre le aule possono contare solo su ventilatori, del tutto inadatti a garantire una temperatura interna adeguata».
«Le aule italiane sono generalmente affollate, surriscaldate e scarsamente ventilate, con conseguenti possibili aumenti di anidride carbonica (CO2), causa di diversi problemi quando le sue concentrazioni superano il valore di 1.500 parti per milione – spiega Alessandro Miani, presidente Sima -. Non a caso lo scorso anno si sono registrati mancamenti e malori tra gli studenti specie del Sud Italia in tutto il mese di settembre, dovuti al caldo eccessivo nelle classi. Il fenomeno delle ondate di calore sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, con possibilità del protrarsi di temperature fino a 36 gradi centigradi fino al mese di ottobre, non può essere trascurato o peggio ignorato».
«Bisogna fare i conti con la realtà e ragionare sulla possibilità di lasciare chiuse le scuole al Sud Italia fino all’equinozio di autunno, che cade tra il 21 e il 23 settembre – propone Miani -, allo scopo di tutelare il benessere psico-fisico degli alunni, spostando l’attenzione sul benessere in aula e in particolare sul microclima e sulla qualità dell’aria indoor. Senza contare che differenziare l’avvio dell’anno scolastico consentirebbe di sostenere l’economia del turismo di fine stagione al Sud».
Ancora una volta, si tratta di una prova provata di come il Pnrr sia stato gestito male, dove al posto di un campo sportivo si sarebbe potuto investire sulla ristrutturazione delle aule scolastiche, ma probabilmente con meno ritorno d’immagine e di consenso, visto che i giovani non votano.
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