Nel 2024 il 16,2% della popolazione dell’Unione europea (72,1 milioni di persone) era a rischio di povertà, confermando esattamente della stessa quota del 2023 secondo l’elaborazione realizzata dall’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, il quale evidenzia che le percentuali più alte sono state riscontrate nelle regioni extracontinentali della Francia, la Guyana (nell’America del Sud), dove più della metà (53,3%) delle persone era a rischio di povertà, seguita dall’enclave marocchina di Ciudad de Melilla (41,4%) in Spagna.
Per quanto riguarda l’Italia, la maglia nera spetta alla Calabria, dove il 37,2% delle persone nel 2024 era a rischio povertà, conquistando anche il record continentale di povertà, seguita dalla Campania con il 35,5% e dalla Sicilia con il 35,3%. A seguire, Puglia (30,9%), Sardegna (25,7%), Molise (25%), Basilicata (23,6%), Lazio (21,8%), Abruzzo (15,5%), Umbria (12,3%), Toscana (12,8%), Lombardia (11,5%), Piemonte (11,1%), Liguria (10,8%), Veneto (10,3%), Friuli Venezia Giulia (10,1%), Marche (9,6%), Valle d’Aosta (9,2%),
Sull’altro fronte, dove la povertà è minore, il Trentino e l’Alto Adige (rispettivamente con il 5,9% e il 6,9%), seguite dall’Emilia Romagna con il 7,3%. Di contro, la regione rumena di Bucureşti–Ilfov ha registrato i tassi più bassi di persone a rischio di povertà (3,7%), davanti alla regione belga Provincie Oost-Vlaanderen (5,4%).
«Le regioni del Sud Italia continuano ad essere fanalino di coda in Europa sul fronte della ricchezza, dei redditi e dei consumi, con la Penisola letteralmente spezzata in due sul piano economico – afferma il Codacons -. Ancora dati deludenti per il Mezzogiorno, che certificano come le regioni del sud Italia arranchino e le condizioni di vita dei residenti siano sempre più precarie. In Calabria non solo si registra una percentuale altissima di cittadini a rischio povertà, ma il reddito medio si attesta a 16.200 euro annui ad abitante, oltre il 48% in meno rispetto a chi risiede in Alto Adige, dove il reddito è di 31.400 euro».
Regioni del Sud che registrano dati negativi anche sul fronte dei consumi, «con la Campania che vede i consumi finali pro-capite dei cittadini praticamente dimezzati rispetto a quelli di chi risiede in Valle d’Aosta: 15.200 euro a residente campano contro i 30.500 euro di uno valdostano. Male anche Puglia (16.000 euro) e Sicilia (17.000 euro). A fare le spese di tale situazione sono i cittadini del Mezzogiorno, che pagano il conto di ritardi e politiche del tutto inadeguate che non hanno saputo colmare l’enorme divario esistente tra nord e sud della Penisola e col resto d’Europa».
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