Nel 2025 le vendite di alimenti biologici in Italia a consumo domestico sono aumentate del 6,2%, raggiungendo 5,5 miliardi di euro, con un valore complessivo del biologico italiano, considerando anche il fuori casa (1,3 miliardi), di 6,8 miliardi con un export che sfiora i 3,9 miliardi di euro.
Gli ultimi dati dell’Osservatorio Sana mostrano un settore dove sale la richiesta e l’Italia avrà il suo marchio biologico italiano che affiancherà il logo caratteristico a forma di foglia (Euro-leaf) con le stelle dell’Ue su sfondo verde. Manca un passaggio formale di parere da parte della Commissione Ue, dopo l’intesa nei giorni scorsi, raggiunta nella Conferenza Stato–Regioni che ha dato il via libera al decreto.
«Il marchio da un punto di vista normativo rispetta quanto già previsto dal regolamento europeo sull’origine della materia prima nazionale che non può essere inferiore al 95% – afferma il presidente di Federbio, Maria Grazia Mammuccini -. Si tratta di valorizzare quindi la nostra materia prima e di andare incontro alla scelta di sostenibilità sempre più forte da parte dei consumatori. E l’elemento distintivo del 2025 è che in Italia cresce più il mercato della produzione».
La distribuzione moderna rimane il primo canale per gli acquisti di biologico italiano da parte dei consumatori, pesando per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici nazionali. Nel 2025, le vendite di biologico nel canale si attestano a 3,5 miliardi di euro facendo registrare un incremento del 6,1% rispetto al 2024 (stime Nomisma su dati Nielsen IQ anno 2025). Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel Bio che nel 2025 hanno visto un incremento del valore delle vendite del +7,5%.
Dalle prime anticipazioni dell’Osservatorio Sana 2026, risulta che negli ultimi 2 mesi, 7 italiani su 10 hanno consumato pietanze, vini o bevande bio nel canale fuori casa e il 35% lo ha fatto almeno 1 o 2 volte al mese. Un interesse, quello verso l’offerta di prodotti bio, non ancora pienamente soddisfatto, soprattutto se si guarda a mense ospedaliere o ristorazione aziendale o scolastica.
Sul fronte della produzione, l’Italia, con oltre 2,5 milioni di ettari e una percentuale di superfici a biologico sul totale pari al 20,2% (contro una media europea ferma al 11,2%), si avvicina ulteriormente al target del 25% di superficie agricola biologica fissato dalle strategie europee “Farm to Fork” e Biodiversità per il 2030 e che l’Italia, in accordo con quanto previsto dal Piano strategico della Pac, ha deciso di anticipare al 2027.
Soddisfazione è stata espressa subito dopo l’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni da parte del sottosegretario al Masaf, Luigi D’Eramo, secondo cui la misura «renderà riconoscibili le nostre eccellenze» offrendo ulteriori garanzie ai cittadini su origine, alti standard di qualità e sicurezza. Per Coldiretti si tratta di un passo decisivo soprattutto alla luce del fatto che i prodotti bio dall’estero continuano a crescere, registrando nel 2024 un aumento del 7,1% rispetto all’anno precedente. L’utilizzo del marchio biologico italiano è volontario e le Regioni hanno chiesto al ministero dell’Agricoltura la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato al monitoraggio dell’utilizzo del marchio e alla definizione di iniziative di divulgazione, con particolare attenzione ad alcuni mercati di riferimento, come quelli del Nord Europa.
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